Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

Cerca nel blog

sabato 15 marzo 2014

Russia: e le risorse artiche?

Crisi in Ucraina
Alla canna del gas?
Nicolò Sartori
06/03/2014
 più piccolopiù grande
Le tensioni tra Russia e Ucraina fanno riemergere nel dibattito europeo e nazionale la questione della sicurezza degli approvvigionamenti energetici russi verso il vecchio continente.

Sebbene il rischio che Mosca decida di usare deliberatamente l’arma energetica, sospendendo le forniture di gas all’Ucraina o irrigidendo la propria posizione sulla questione dei debiti del governo ucraino sui pagamenti delle forniture di gas, sia concreto, l’impatto sull’Italia potrebbe essere meno drammatico del previsto. Almeno nel medio periodo.

Infatti, il mercato europeo del gas è attualmente caratterizzato da un eccesso di offerta, causata dal crollo dei consumi - risultato dell’attuale congiuntura economica e di una stagione invernale particolarmente mite. Anche in vista dell’avvicinarsi della bella stagione, la disponibilità di volumi sul mercato permetterebbe di attutire eventuali ritorsioni da parte del Cremlino.

Gazprom e il legame con Mosca
La possibilità che Mosca decida si sospendere le esportazioni di gas verso l’Ucraina è tutt’altro che remota, come dimostrato dall’esperienza del decennio passato.

Di fronte a una sospensione delle forniture, Kiev - che dipende per oltre il 50% dei propri consumi dalle forniture di Gazprom - potrebbe tentare di sottrarre parte dei volumi di gas destinati all’Europa, per utilizzarli sul mercato interno. Inoltre - conseguenza ben più grave - questo potrebbe indurre il Cremlino a ridurre anche le esportazioni destinate ai mercati europei, come accaduto durante la crisi energetica del 2009.

Non è poi da sottovalutare la possibilità che - a causa di un’escalation della violenza militare nel paese - alcune delle infrastrutture destinate al trasporto del gas vengano attaccate, determinando la sospensione forzata delle forniture attraverso il territorio ucraino.

Attraverso l’Ucraina transita infatti circa il 60% delle esportazioni di gas russo destinato all’Unione europea, pari al 20% dei consumi totali europei. Proprio nel 2013, anche a causa dell’apertura di Mosca alla rinegoziazione dei contratti, le forniture russe verso l’Europa hanno toccato il picco di 135 miliardi di metri cubi, facendo registrare una crescita del 16% rispetto all’anno precedente.

L’Italia, insieme alla Germania, è tra i grandi clienti di Gazprom, il cui gas contribuisce a soddisfare il 43% dei consumi interni ed è un elemento fondamentale per la capacità di generazione di energia elettrica nazionale.

Alternativa algerina
La situazione appare meno drammatica del previsto non solo per l’inverno mite che ci lasciamo alle spalle andando verso la primavera, ma anche perché la crisi economica che affligge l’Italia e l’Europa ha determinato una sostanziale riduzione dei consumi.

Nel 2013 i consumi italiani sono scesi a 70 Bcm - minimo storico dal 2002 - facendo registrare una contrazione del 7% rispetto all’anno precedente. Le importazioni si sono fermate a 62 Bcm, a fronte di una capacità totale di importazione e stoccaggio che si aggira attorno ai 110 Bcm.

Nel 2013, ad esempio, per divergenze con la compagnia algerina Sonatrach sul prezzo del gas, l’Italia ha ridotto significativamente (-40%) le proprie importazioni dal suo storico partner nordafricano. In caso di esigenza - magari pagando un premio sui prezzi data la situazione d’emergenza - le forniture dall’Algeria potrebbero essere incrementate per far fronte all’eventuale sospensioni dei flussi da parte di Gazprom.

Anche gli stessi terminal di liquefazione di gas di Panigaglia e Porto Viro, che hanno lavorato a ritmo ridotto durante il 2013 facendo registrare picchi negativi delle importazioni pari - rispettivamente - al 96 e al 13% rispetto al 2012, potrebbero contribuire a soddisfare la domanda.

Tap e diversificazione approvvigionamenti
L’ennesima crisi tra Mosca e Kiev non può che far riflettere i decisori politici sull’importanza di azioni decise verso il rafforzamento della diversificazione energetica.

L’Italia, negli anni, ha portato avanti un’ottima politica di diversificazione degli approvvigionamenti nel settore del gas naturale. L’ultimo importante successo è stata la decisione del consorzio Shah Deniz II di trasportare il gas dell’Azerbaijan in Italia attraverso il gasdotto Trans Adriatic Pipeline.

Purtroppo però, questa scelta di grande valenza strategica per il nostro paese - il gasdotto porterà ulteriori 10 Bcm sul mercato italiano, pari al 15% degli attuali consumi nazionali - è oggi messa a rischio dalla posizione del Comitato tecnico della Regione Puglia che ha espresso il proprio parere negativo sulla realizzazione del progetto.

Spesso, investimenti energetici di natura strategica per il nostro paese vengono messi rallentati o talvolta bloccati da lungaggini burocratiche o da vuoti di potere politico-amministrativi (si veda il caso del rigassificatore di British Gas a Brindisi).

L’attuale situazione in Ucraina, così come in passato le tensioni in Libia, ci devono necessariamente ricordare che un paese dipendente dalle importazioni come il nostro non può permettersi di perdere asset strategici per la propria sicurezza energetica, trovandosi di volta in volta minacciato da eventi geopolitici totalmente al di fuori del controllo nazionale.

Nicolò Sartori è ricercatore dell’Area Sicurezza e Difesa dello IAI.
- See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2555#sthash.u6Hfersn.dpuf

mercoledì 5 marzo 2014

Artico: incontro proposto da IsAG. Documento di base

05/02/2014 Redazione Geopolitica & Teoria 0 commentI
Ghiaccio e risorse: l’Artico come nuovo scenario geopolitico. Il 19 febbraio alla Camera
L’Oceano Artico negli ultimi decenni ha cominciato a rivestire un ruolo sempre più importante grazie al cambiamento delle condizioni climatiche e l’esplorazione di vaste aree finora inaccessibili, creando nuove opportunità commerciali, economiche e militari. Nelle profondità del Mare Artico giace il 25% delle risorse mondiali. Inoltre l’apertura di due nuove rotte commerciali ha innescato una ristrutturazione dei traffici transcontinentali in termini di costi di trasporto e tempi di percorrenza. A questi fattori economici, commerciali e strategici, che stanno attualmente modificando lo scenario artico, se ne aggiunge uno altrettanto importante, quello politico-giuridico, connesso all’esigenza del rafforzamento multilaterale, pur tenendo conto dei compromessi e degli accordi bilaterali
La regione artica è diventata il centro di nuove tensioni internazionali e rivendicazioni territoriali.
La regione artica dunque è diventata il centro di nuove tensioni internazionali e rivendicazioni territoriali. Nel 1996 è stato creato il Consiglio Artico allo scopo di dirimere attraverso i negoziati le controversie ed i problemi legati a danni ambientali. Per risolvere i problemi giuridici relativi alla regione sarebbe utile raggiungere un accordo internazionale attraverso la creazione di strumenti atti a monitorare i numerosi conflitti latenti. La vera sfida degli attori artici non sta tanto nella corsa all’approvvigionamento energetico, ma nell’affrontare in modo costruttivo eventuali ostacoli che si porranno nel raggiungimento di questo obiettivo, sempre nel rispetto della Convenzione di Montegobay.
Il nostro Paese ha una lunga tradizione di presenza scientifica e di esplorazione nella regione artica e grazie a queste attività l’Italia ha ottenuto nel maggio 2013 lo status di Osservatore Permanente nel Consiglio Artico, ed è stata incoraggiato ad intensificare le sue attività nell’area. Per tali ragioni l’IsAG intende portare all’attenzione delle istituzioni e dei cittadini italiani la rilevanza geopolitica ed economica della regione artica attraverso un confronto tra i numerosi attori coinvolti.
Per discutere di questi argomenti l’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) organizza con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri e del CNR per mercoledì 19 febbraio 2014, ore 9.00, presso la Camera dei Deputati, Palazzo Marini, Sala delle Colonne, Via Poli 19 in Roma, la conferenza Ghiaccio e risorse: l’Artico come nuovo scenario geopolitico. Partecipano gli Ambasciatori di Canada, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Russia e Svezia.
Scopo della Conferenza è, inoltre, l’individuazione di elementi di policy utili alla presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea (II Semestre 2014).
Per prendere parte all’evento è necessario registrarsi entro il 17/02/14 a eventi@istituto-geopolitica.eu, comunicando nome, cognome, eventuale ente di afferenza, indirizzo e-mail di ciascun partecipante. Giornalisti e fotografi sono tenuti a comunicare anche eventuali apparecchi di registrazione. L’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.
Ore 8.45 – Registrazione dei partecipanti
Ore 9.00 – Saluti e introduzione
On. Andrea Colletti (Camera dei Deputati, Membro)
Luigi Nicolais (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Presidente)
Tiberio Graziani (IsAG, Presidente)
Ore 10.00 – Panel istituzionale
S.E. Ruth Evelyn Jacoby (Regno di Svezia, Ambasciatrice)
S.E. Petri Tuomas Tuomi-Nikula (Repubblica di Finlandia, Ambasciatore)
S.E. Birger Riis-Jorgensen (Regno di Danimarca, Ambasciatore)
S.E. Sergej Razov (Federazione Russa, Ambasciatore)
S.E. Peter McGovern (Canada, Ambasciatore)
S.E. Mathias Rongved (Regno di Norvegia, Incaricato di affari a.i.)
Ore 12.00 – Panel tecnico
Enrico Brugnoli (CNR, Direttore di Dipartimento)
Alessandra Caruso (IsAG, Ricercatrice associata)
Paolo Sellari (Università Sapienza, Docente)
Gianfranco Tamburelli (CNR, Ricercatore ISGI)
Marco Filippo Tornetta (Ministero degli Esteri, Senior Arctic Officer)
Ore 14.00 – Conclusioni e dibattito col pubblico
Modera Dario Citati (IsAG, Direttore di programma).
Condividi!

mercoledì 26 febbraio 2014

EST: Da Barcellona '92 al Brazil 2014. Presentazione del nuovo numero.

Cari Amici,

Da parte
 della rivista EAST, ho il piacere di estenderVi l'invito a partecipare alla presentazione dell'ultimo numero che avrà luogo presso il Circolo Canottieri Aniene il prossimo 12 marzo alle 20.00. 
Vi prego di confermare la Vostra presenza direttamente all'ufficio eventi della rivista all'indirizzo events@eastmagazine.eu.

L'ingresso sarà permesso fino ad esaurimento dei posti in sala.
Sperando di averVi nostri graditi ospiti, Vi rivolgo i miei migliori saluti.  
Theresa Lindo
EAST Global Geopolitics Magazine

martedì 11 febbraio 2014

Europa: programmi climatici ed energetici

Energia
Europa, una politica energetica di compromesso
Nicolò Sartori
30/01/2014
 più piccolopiù grande
L'Unione europea rivede i suoi obiettivi climatici ed energetici. Questo è quanto è emerso la scorsa settimana, quando la Commissione ha presentato una Comunicazione che definisce il quadro per le politiche climatiche ed energetiche al 2030, fissando anche le linee guida per l’azione dell’Ue in materia.

Tra gli elementi principali, l’ulteriore riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rispetto all’obiettivo per il 2020, la riforma dell’Emission trading scheme (Ets) - il sistema per lo scambio di quote di emissione di gas serra all’interno della Comunità -, l’aumento del contributo delle rinnovabili al mix energetico europeo e il perfezionamento dei meccanismi di governance e coordinamento delle politiche nazionali.

Sebbene punti a migliorare le attuali performance europee e a rafforzare la leadership globale dell’Unione in materia di energia e sostenibilità, il documento rispecchia l’approccio pragmatico di una Commissione fortemente condizionata dall’attuale congiuntura economica e dalla progressiva perdita di competitività del sistema industriale europeo.

Meno effetto serra, più rinnovabili
La Commissione riconosce i passi avanti fatti dalle politiche energetiche-climatiche dell’Unione e fissa due nuovi obiettivi vincolanti per il futuro. Il primo prevede la riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, da raggiungere attraverso impegni dei singoli stati membri. Nello specifico, le emissioni dei settori coperti dal sistema Ets dovranno essere ridotte del 43%, mentre quelle dei settori non coperti del 30%, entrambe rispetto ai valori del 2005.

Il secondo obiettivo, relativo alle rinnovabili, prevede che quest’ultime coprano il 27% dei consumi energetici a livello europeo. Contrariamente a quanto previsto per le emissioni, l’obiettivo viene declinato solamente a livello europeo.

L’Ue pertanto, non fisserà target nazionali, lasciando maggiore flessibilità ai singoli stati membri nel definire le proprie traiettorie energetiche. Queste, tenendo conto delle peculiarità di ciascun paese (mix energetico, capacità di generare da rinnovabili), dovrebbero incrementare l’efficienza e la sostenibilità delle singole politiche nazionali.

In generale, i due obiettivi prevedono un’accelerazione - seppur in termini ragionevoli - rispetto alle politiche portate avanti sulla base del pacchetto 20-20-20.

Questo prevede un calo delle emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990; un aumento dell'energia derivante dalle fonti rinnovabili in modo che queste ultimi arrivino a coprire il 20% del fabbisogno energetico interno dell’Ue; una riduzione del 20% del consumo di energia grazie a misure dirette a renderlo più efficiente.

Stando all’attuale traiettoria, infatti, nel 2030 la riduzione delle emissioni si attesterebbe al 32% rispetto al 1990, mentre il contributo delle rinnovabili raggiungerebbe circa il 24% nel mix energetico europeo.

Gli stati membri saranno pertanto chiamati a migliorare le loro performance energetiche senza tuttavia essere obbligati a introdurre misure fortemente distorsive, come avvenuto in molti casi in seguito all’adozione del pacchetto 20-20-20.

La prudenza di Bruxelles è confermata dall’approccio adottato in materia di efficienza energetica. Tenendo in considerazione le difficoltà incontrate nel 2012 per l’adozione della relativa direttiva, e consapevole che l’obiettivo (non vincolante) del 20% per il 2020 non sarà rispettato, la Commissione non ha infatti fissato nessun nuovo target per il 2030. L’intenzione è di aspettare l’esito della valutazione dei risultati ottenuti fino ad oggi, che verrà presentata nel 2014, e in caso proporre modifiche all’attuale legislazione.

Nuovi meccanismi
Partendo dalle difficoltà sperimentate negli ultimi cinque anni, la Commissione si concentra anche sulla ridefinizione dei meccanismi necessari a raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030.

In particolare, Bruxelles sembra riconoscere i problemi legati al funzionamento del sistema Ets che, a causa dell’incapacità di adattarsi all’attuale congiuntura economica, ha abbattuto il prezzo del carbonio generando un eccesso di permessi in circolazione di circa due miliardi.

Pur non mettendone in dubbio il ruolo centrale per il raggiungimento degli obiettivi europei in materia di de-carbonizzazione, la Commissione sembra intenzionata ad aggiustare il tiro del sistema Etd, proponendo la creazione di una riserva per la stabilità del mercato. La riserva, che nelle intenzioni della Commissione dovrebbe essere stabilita a partire dal 2021, dovrebbe regolare automaticamente l’immissione di quote nel mercato, nel tentativo di far fronte all’eccedenza di permessi generati negli ultimi anni.

Un altro aspetto importante introdotto dalla comunicazione riguarda il miglioramento della gestione delle politiche nazionali a livello europeo, attraverso la creazione di un nuovo sistema di governance e di una serie di nuovi indicatori per assicurare un sistema energetico competitivo, sostenibile e sicuro. In base al modello pensato dalla Commissione, gli stati membri elaboreranno i loro piani nell’ambito di un approccio comune che garantirà maggiore coordinamento e sorveglianza da parte dell’Ue.

Pragmatismo necessario
La sensazione è che la Commissione sia costretta a operare con le mani legate. Il tema della competitività economico-industriale dell’Europa in questo periodo di crisi e di declino relativo appare troppo importante per essere sacrificato in favore di ambiziose politiche climatiche ed energetiche.

L’assenza di cooperazione internazionale, in vista dei negoziati internazionali per un nuovo accordo mondiale sul clima che si concluderanno a Parigi alla fine del 2015, rende questa esigenza ancora più palese.

In attesa di proposte dettagliate, Bruxelles sembra muoversi con grande circospezione e pragmatismo. Pur senza abbandonare l’ideale di un’Ue paladina globale dello sviluppo sostenibile, la Commissione ha presentato un quadro per il 2030 all’insegna di aggiustamenti incrementali e flessibilità.

Nelle circostanze attuali, infatti, l’Europa non riuscirebbe a sopportare un’altra forzatura come quella introdotta nel 2009 col pacchetto 20-20-20. E di questo, a Bruxelles, sembrano esserne consapevoli.

Nicolò Sartori è ricercatore dell’Area Sicurezza e Difesa dello IAI.
- See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2520#sthash.85JylSC3.dpuf

venerdì 31 gennaio 2014

IsAG: notiziario. Asia Pacifico. Call of Papers. Articoli

Geopolitica:

Asia Pacifico: un nuovo pivot
In corso di stampa Geopolitica, vol. II, no. 2/3 (Estate-Autunno 2013) ASIA PACIFICO: UN NUOVO PIVOT   Da alcuni decenni si parla del XXI come del “Secolo del Pacifico”. Quest’idea è stata solo corroborata dalla decisione dell’Amministrazione Obama di riorientare la strategia nazionale degli USA per fare perno sulla regione dell’Asia-Pacifico. Gli analisti vi leggono una nuova enfasi sul controverso rapporto USA-Cina, il cui scontro per l’egemonia è preconizzato da alcuni. In questo numero di ...

Call for Papers:

Vol. III, n. 1 (Primavera 2014) – India: potenza e contraddizioni
Vol. III, n. 1 (Primavera 2014) India: potenza e contraddizioni Scadenza per le proposte: 15 febbraio 2014 Scadenza per gli articoli: 1 aprile 2014 GEOPOLITICA. Rivista dell’Istituto in Alti Studi di Geopolitica e Scienze Ausiliarie accetta proposte per il numero di Primavera 2014. Il tema monografico del volume è: India: potenza e contraddizioni. Il numero approfondirà molteplici tematiche connesse all’India, potenza emergente, in un anno importante per la politica interna del Paese, viste le programmate ...

I Report dell'IsAG:

Latvia – 20 years after its independence (or a trade-off?)
No. 22 – January 2014 Author: Eva Maurina Language: English Keywords:  Europe  Latvia  Privatization   Download (PDF) / Scarica (PDF)   Abstract Following famous words of my professor Anis Bajrektarevic that: “the Atlantic Europe is a political power-house (with the two of three European nuclear powers and two of five permanent members of the UN Security Council, P-5), Central Europe is an economic power-house, Russophone Europe is an energy power-house, Scandinavian Europe is all of that a bit, and Eastern Europe is none of it”, I wanted to examine the standing of my own place of origin in the ‘new European constellations’. What happens to ...

Collana Orizzonti d'Eurasia:

L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo
L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo Curatori: Dario Citati e Alessandro Lundini Editore: Fuoco Edizioni & IsAG, Roma 2013 Collana: Orizzonti di Eurasia Caratteristiche: 296 pp., cartografie b/n di Lorenzo Giovannini, prefazione di Tiberio Graziani, postfazione di Roberto Valle, € 20,00 ISBN: 9-78889736377-4 Dalla Quarta di copertina La Repubblica del Kazakhstan, che ha acquisito l’indipendenza nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell’URSS, è uno dei Paesi più variegati del mondo sotto il profilo della composizione nazionale e religiosa: sul suo vasto territorio si contano infatti oltre 130 gruppi etnici e 40 confessioni all’interno di una popolazione di circa 16 milioni di ...

Collana Heartland:

Halford John Mackinder: Dalla geografia alla geopolitica
Halford J. Mackinder (1861-1947) è stato un uomo dalle molteplici carriere: geografo, è considerato il fondatore moderno della disciplina in Gran Bretagna; educatore, ha creato l’Università di Reading e consolidato la London School of Economics come suo secondo direttore; esploratore, è stato il primo uomo a scalare il Monte Kenya, la seconda vetta africana; politico, ha seduto in Parlamento e ricevuto diversi incarichi ufficiali, tra cui quello d’Alto Commissario britannico nella Russia Meridionale sconvolta dalla guerra civile. ...

Geopolitica Online:

129 etnie e 40 religioni: il Kazakhstan e la sfida della convivenza
Nell’ultimo articolo, scrivendo di A.J. Toynbee, si è citata una sua espressione riguardo alla “molteplicità nell’unità” (multiplicity-in-unity). Un concetto similare è espresso nel titolo de L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà del Kazakhstan contemporaneo, recentissima opera di Fuoco Edizioni a cura di Dario Citati e Alessandro Lundini (e con contributi anche di Eliseo Bertolasi, Giacomo Guarini, Giuliano Luongo e Roberto Valle), la quale inaugura la nuova collana “Orizzonti d’Eurasia” patrocinata dall’IsAG e dedicata all’area ...
 

Moniz Bandeira: “Spionaggio elemento essenziale nella storia USA”
Jary Cardoso, giornalista brasiliano, nel mese di novembre 2013, ha intervistato il professore Luiz Alberto Moniz Bandeira, membro del consiglio scientifico di “Geopolitica”. Riportiamo a continuazione il testo integrale dell’intervista tradotto in lingua italiana.   Il geopolitico Luiz Alberto Moniz Bandeira, di anni 77, è stato presente nella recente Fiera del Libro di Francoforte per la presentazione delle edizioni dei suoi libri in tre lingue: in mandarino, “Formazione dell’Impero Americano”, pubblicato quest’anno in Cina e ...

Il lievito russo, l’immutabile Iran, l’Europa che non c’è. Intervista a Pietrangelo Buttafuoco
Domenica 12 gennaio è stato presentato presso il Caffè Letterario di Roma l’ultimo libro di Pietrangelo Buttafuoco, “Il dolore pazzo dell’amore” (Bompiani, 2013). Buttafuoco, giornalista e scrittore, è stato anche conduttore televisivo, portando sulla tv italiana il primo e a oggi ultimo programma espressamente dedicato alla geopolitica (“Il Grande Gioco”). Giacomo Guarini lo ha intervistato per noi.   Una prima domanda che vorrei farle è sulla Russia, come realtà antropologica. Cosa dovrebbe attingere, a suo ...

 
L’Area Med, opportunità strategica per l’Italia
Le prospettive economiche dei Paesi del Mediterraneo, all’infuori dell’eurozona, sono positive. Nel 2013 la crescita economica media dell’Area Med, inclusi i Paesi dell’eurozona, è stata dello 0,4%, valore trainato dai Paesi fuori dall’eurozona, il cui Pil in media è aumentato del 3,5%. I recenti provvedimenti in materia economica e fiscale, faranno di questi Paesi un’opportunità di sviluppo commerciale e industriale.   In tempi di recessione, i Paesi della sponda sud del bacino del Mediterraneo rappresentano ...

Notizie dall'Istituto:

Gli scontri di Kiev: Eliseo Bertolasi intervistato da Funkhaus Europa
Eliseo Bertolasi, ricercatore associato dell’IsAG (Programma “Eurasia”), è stato intervistato dall’emittente tedesca Funkhaus Europa a proposito dei recenti scontri di Kiev. Leggi l’articolo: Sull’orlo della guerra civile Riascolta l’intervista ...


Tensioni nel Mar Cinese Orientale: Daniele Scalea intervistato da L’Indro
Daniele Scalea, direttore generale dell’IsAG e condirettore di Geopolitica, è stato intervistato da Priscilla Inzerilli de “L’Indro” a proposito degli ultimi sviluppi della contesa tra Cina e Giappone nel Mar Cinese Orientale. L’articolo, intitolato Mar Cinese Orientale, ancora tensioni, può essere letto cliccando qui. ...

Video:

La relazione strategica Italia-America Latina. Simona Bottoni a Radio Popolare 
Simona Bottoni, ricercatrice IsAG, interviene al programma "Bucanero" di Radio Popolare (22 novembre 2013). ...

martedì 21 gennaio 2014

Notiziario IsAG n. 100. Segnalazione

Quaderni di Geopolitica:

Italia e Serbia. Passato, presente e futuro di un’amicizia
Quaderni di Geopolitica, no. 3 (Supplemento al Vol. II, 2013) ITALIA E SERBIA. PASSATO, PRESENTE E FUTURO DI UN’AMICIZIA   Nell’ultimo decennio la Repubblica di Serbia ha conosciuto una rapida crescita economica e attratto ingenti investimenti dall’estero. L’Italia ha svolto in questa evoluzione un ruolo assai importante, tanto da rappresentare oggi il primo investitore nel Paese balcanico. La vicinanza geo-culturale dei due Paesi ha facilitato inoltre un riavvicinamento dei rapporti politici ...

Collana Orizzonti d'Eurasia:

L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo
L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo Curatori: Dario Citati e Alessandro Lundini Editore: Fuoco Edizioni & IsAG, Roma 2013 Collana: Orizzonti di Eurasia Caratteristiche: 296 pp., cartografie b/n di Lorenzo Giovannini, prefazione di Tiberio Graziani, postfazione di Roberto Valle, € 20,00 ISBN: 9-78889736377-4 Dalla Quarta di copertina La Repubblica del Kazakhstan, che ha acquisito l’indipendenza nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell’URSS, è uno dei Paesi più variegati del mondo sotto il profilo della composizione nazionale e religiosa: sul suo vasto territorio si contano infatti oltre 130 gruppi etnici e 40 confessioni all’interno di una popolazione di circa 16 milioni di ...

Collana Heartland:

Halford John Mackinder: Dalla geografia alla geopolitica
Halford J. Mackinder (1861-1947) è stato un uomo dalle molteplici carriere: geografo, è considerato il fondatore moderno della disciplina in Gran Bretagna; educatore, ha creato l’Università di Reading e consolidato la London School of Economics come suo secondo direttore; esploratore, è stato il primo uomo a scalare il Monte Kenya, la seconda vetta africana; politico, ha seduto in Parlamento e ricevuto diversi incarichi ufficiali, tra cui quello d’Alto Commissario britannico nella Russia Meridionale sconvolta dalla guerra civile. ...

I Report dell'IsAG:

Il Brasile contemporaneo nel contesto globale. Processi d’integrazione regionale in America Latina e opportunità d’investimento per le imprese italiane
No. 21 – December 2013 Author: Simona Bottoni Language: Italiano Keywords:  Latin American integration  PAC 1  Social inclusion   Download (PDF) / Scarica (PDF)   Abstract Goal of this work is to give an instrument, simply and quickly consultable, as much as possible complete, to the businessmen and to the curiouses of Brazil too, as a guide to help their strategic decisions or, more modestly, to satisfy some of their curiosities. To achieve it an introduction was needed, describing of salient aspects that distinguished the Brazilian social-economic context in the latest years. ...

Geopolitica Online:

Kiev, la nuova “Stalingrado” della Russia
Dal nostro corrispondente a Kiev   Il 21 novembre 2013 Kiev ha sospeso la stesura dell’accordo di associazione UE-Ucraina. Tale è stata la decisione del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina. Inoltre, sono state date istruzioni ai ministeri competenti per riprendere il dialogo con i Paesi membri dell’Unione Doganale1. Era impossibile non prevedere, come reazione a questo preciso atto politico, un’esplosione di protesta da parte, soprattutto, dei sostenitori dell’integrazione europea. Da quella data, manifestazioni di massa si ...


Geopolitica: che cos’è e perché in Italia ne abbiamo bisogno
Geopolitica è un termine che deve i suoi natali allo svedese R. Kjellén (1864-1922), il quale la intendeva come una parte – quella relativa al rapporto tra Stato e territorio – della sua più generale disamina dello Stato come “ente organico” che, al pari degli altri organismi viventi, nasce, cresce, si ammala e muore. Il geografo britannico H.J. Mackinder (1861-1947), cercando di riscontrare nella storia dell’uomo delle regole generali determinate dai fattori geografici, ispirò in ...


Il Pakistan tra Islam e Nucleare. Intervista a Shahid Mobeen
Intervista al prof. Shahid Mobeen dell’Università Pontificia Lateranense, fondatore dell’associazione pakistani cristiani in Italia, a opera di Roberto Colella.   Il Pakistan è nato come uno Stato laico eppure nel corso del tempo è diventato il primo Stato islamico nel Mondo. Quali fattori hanno condizionato il Pakistan verso un islam militante e quali sono state le ripercussioni verso le minoranze religiose a cominciare da quella cristiana? Il Pakistan nasce come uno stato laico, tant’è che ...


I BRICS e il Mediterraneo: il mare della multipolarità?
“Tutto va ricatturato e riposizionato nella struttura generale della storia, cosicché, malgrado le difficoltà, i fondamentali paradossi e contraddizioni, potremo rispettare l’unità della storia che è anche l’unità della vita” Fernand Braudel   La regione mediterranea s’identifica assolutamente col corso della storia mondiale: è l’area delle civiltà e degl’imperi, un grande mare geopolitico-geoculturale e geofilosofico destinato a giudicare l’ascesa e la caduta delle potenze mondiali. La regione mediterranea oggi ha qualcosa in più con cui ...


L’Italia continua per la strada delle privatizzazioni ma rischia una ulteriore marginalizzazione della propria economia
Nonostante le esperienze negative del passato ed in controtendenza rispetto ai paesi che meglio avanzano nel mezzo della crisi, la privatizzazione delle attività pubbliche torna ad essere considerata strumento utile per l’economia nazionale.   Far passare l’idea che il problema risieda nell’eccessivo indebitamento pubblico e non nell’esplosione di quello privato, soprattutto finanziario, come ammesso dal vice-presidente della Bce Vítor Constâncio, è funzionale all’imposizione di ricette economiche controproducenti che bloccano ogni tipo di spesa pubblica, anche ...


La guerre en Syrie et la notion de propagande
Dans la guerre en Syrie, l’entourage du chef de l’État français a fait état de «la grande détermination de la France à réagir et à ne pas laisser ces crimes impunis». Barak Obama et François Hollande «partagent la même certitude sur la nature chimique de l’attaque» ainsi que sur la «responsabilité indubitable du régime». L’administration étasunienne affirme que sa volonté d’intervenir n’a pas pour objet le règlement du conflit. Ainsi,le secrétaire d’Etat John Kerry a ...


L’evoluzione del “Sistema di Integrazione Centro Americano” e i rapporti con gli Stati Uniti e l’Unione Europea
Introduzione Lo scenario latino americano, presenta attualmente, un quadro assai complesso nel quale convivono alleanze e raggruppamenti di Paesi che, negli ultimi decenni, hanno dato vita a numerose e variegate istituzioni regionali e sub regionali. L’America Latina, dopo l’Europa, è l’area in cui si è maggiormente sviluppato il fenomeno del regionalismo, un fenomeno che ha dato vita al Mercato Comune del Sud (MERCOSUR), la Comunità Andina, il Sistema d’Integrazione Centroamericana (SICA) e nuovi esperimenti di ...

Notizie dall'Istituto:

Assegno di ricerca “Il Golfo Persico nella geopolitica del Medio Oriente” (Università di Genova)
L’IsAG ha co-finanziato per l’anno 2013 l’assegno di ricerca “Il Golfo Persico nella geopolitica del Medio Oriente”, assegnato dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Genova. Il progetto si è posto l’obiettivo di esaminare il ruolo del Golfo Persico nell’ambito della geopolitica del Medio Oriente, considerando i rilevanti cambiamenti in corso nell’intera regione a partire dal 2011 con l’inizio della cosiddetta ‘Primavera Araba’. La prima parte della ricerca indaga sulle ragioni che rendono cruciale, per gli equilibri internazionali, l’intera area del Golfo Persico, focalizzandosi sul ruolo dei singoli paesi che si affacciano su esso. La seconda parte del progetto si incentra invece sull’influenza ...


lunedì 23 dicembre 2013

Auguri



A tutti gli amici e i lettori di questo blog





I più sinceri auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

lunedì 16 dicembre 2013

Russia: prospettive commerciali- KanAz e MAZ


(chi non desidera questo post è pregato di comunicarlo a geografia2013@libero.it. I commenti possono essere inviati tramite la casella Commenti del post stesso . Massimo Coltrinari)



Key Vords: Russia | Commerciale e altri veicoli | Daimler
10 dicembre 2013

KamAZ e MAZ sono state rimuginando una fusione per anni, ma ora le pressioni di mercato sono in aumento.
Per tre anni più grande produttore russo di autocarri pesanti, KAMAZ, è stato in trattative per prendere in consegna un altro sopravvissuto dell'era sovietica, con sede in Bielorussia MAZ. I politici, che sono midwifing la fusione, affermare che esso può essere finalizzato entro la fine del 2013, ma dovranno superare diverse complicazioni prima. Uno è che KamAZ potrebbe presto ottenere un nuovo azionista importante, dopo Daimler della Germania ha ricevuto il via libera da parte delle autorità russe della concorrenza ad assumere una partecipazione di blocco in camion-maker a base di Tatarstan.
Non che Daimler si sarebbe opposto alla fusione in teoria. KamAZ è il secondo più grande produttore di veicoli commerciali in Russia, dietro GAZ Group, che rende furgoni e autocarri leggeri, e davanti a ZIL, che è stato mantenuto in vita con infusioni di denaro da parte del governo municipale di Mosca. La fusione con MAZ, che vende circa l'80% della sua produzione nel mercato russo, non solo avrebbe incrementare la quota di mercato complessiva di KAMAZ, ma aumentare la gamma dei suoi prodotti.MAZ è forte nella produzione di rimorchi, che fino ad ora ha fatto solo il 5% della produzione KamAZ.
Ci sono un sacco di difficoltà politiche, tuttavia. Anche se la Bielorussia è parte di un soggetto politico conosciuto come lo Stato della Russia e Bielorussia Unione, i due paesi non sono solo sovrano, ma molto diversa. La Russia ha sviluppato un post-sovietico economia wild-Est dominato da conglomerati statali predatori, mentre la Bielorussia, che solo fra le repubbliche ex-sovietiche mantiene la sua bandiera sovietica, è gestito da un dittatore populista che sta cercando di mantenere una economia comunista-era .
Non ha funzionato bene. Una crisi economica prolungata ha indotto la Bielorussia a privatizzare i propri beni industriali, con le aziende e gli imprenditori emergenti come principali acquirenti russi. Tuttavia, il governo di Minsk è alla guida di un affare piuttosto difficile, considerando che questo è una vendita angoscia. Vuole l'accordo per essere strutturato come una fusione tra pari, anche se il valore di KAMAZ, la cui capitalizzazione di mercato è di circa Rb38bn (US $ 1,2 miliardi), supera il valore stimato di MAZ di ben il 50%.
La fusione in sé può non essere facile. MAZ è ancora eseguito su un modello di business sovietico, con strati eccesso di personale, la produttività mediocre e salari molto bassi, ma sicuri. L'azienda ha riferito di dieci volte il numero di ingegneri MAN, il produttore di camion tedesco. Manager russi sono suscettibili a chiedere una maggiore produttività, automatizzare molti processi attualmente eseguiti a mano e attuare licenziamenti.
Pressioni del mercato
A meno che i manager MAZ e leader politici Bielorussia affrettano a completare l'affare, che potrebbe presto scoprire che la loro mano è stata sostanzialmente indebolita.L'anno prossimo, canone di utilizzo della Russia, che attualmente è imposto solo su autoveicoli importati, verrà esteso a quelli nazionali, nonché, come stabilisce l'Organizzazione mondiale del commercio. Entro il 2019 la Russia sarà inoltre obbligato ad abbandonare la sua tariffa del 25% sui veicoli importati al 15%.
Che esporrà i produttori nazionali e di fabbricazione russa marche estere, che conto corrente per circa il 53% del mercato dei veicoli commerciali, a una maggiore concorrenza. Sarà probabilmente anche intaccare la quota di mercato di camion e autobus Bielorussia-fatti, che sono trattati come domestico in Russia perché i due paesi, insieme con il Kazakistan, appartengono all'Unione doganale. Essere esentati dalla tassa di riciclaggio ha funzionato come un sussidio per MAZ, ma ora i camion provenienti dalla Bielorussia dovrà competere con veicoli importati su un piano di parità.
I problemi saranno aggravati dallo stato volatile del mercato dei veicoli commerciali della Russia. Le vendite sono crollate dopo che la Russia è stata colpita duramente dalla crisi finanziaria globale, ma poi triplicate tra il 2009 e il 2011, di oltre 120.000 unità. Il mercato stabilizzato lo scorso anno, registrando solo una crescita modesta, e si infilò nel 2013 ancora una volta come l'economia ha ristagnato. Il mercato dei veicoli pesanti (15-45 tonnellate) si è ridotto di un terzo nel periodo gennaio-settembre e le previsioni per gli anni vicini sono stati ridotti notevolmente.
In un mercato in crisi, KamAZ ha eseguito relativamente bene. Le sue vendite denominati in rubli sono diminuiti solo del 6%, a Rb77.2bn, nei primi tre trimestri del 2013. Ha prodotto circa 27.000 camion e kit di montaggio e la sua quota di mercato è cresciuta al 45%, da circa il 40% nello stesso periodo del 2012. Inoltre, all'inizio di dicembre, la società ha iniziato la produzione di massa del suo nuovo 60-ton KAMAZ-5409-lunga distanza autotrasportatore, progettato in collaborazione con Daimler e dotato di una comoda cabina Mercedes-Benz. Dopo un lancio lento quest'anno, si prevede di vendere 2.000 unità nel 2014 e di incrementare la produzione di 10.000 all'anno presto, afferrare questo segmento del mercato russo.
Eppure la concorrenza interna è in aumento anche. Alcuni produttori russi stanno iniziando ad assemblare veicoli commerciali stranieri. ZIL in particolare, nel tentativo di ottenere una nuova prospettiva di vita, sta lavorando con una varietà di produttori internazionali per assemblare i loro camion e autobus. I suoi partner sono Fiat (Italia), Hyundai (Corea del Sud) e Dongfeng (Cina). I suoi autobus saranno in concorrenza con i prodotti MAZ direttamente, e può muoversi nel segmento autocarro pesante pure. Nel frattempo, Scania (Svezia), che ha uno stabilimento a San Pietroburgo, ha annunciato l'anno scorso che investirà circa US $ 90 miliardi fino al 2015 e prevede di raddoppiare la produzione in Russia da 3.500 unità a 7.000 unità.
Anche KamAZ può diventare una marca straniera - ad un grado. Daimler, che detiene attualmente il 11% della società, è stata autorizzata dal Servizio federale di monopoli di acquisire una partecipazione di blocco. Una sede a Cipro consorzio degli investitori che attualmente detiene una quota del 25% si dice di vendere una parte della sua partecipazione alla casa automobilistica tedesca, che è il più grande produttore di autobus e camion del mondo. Altri azionisti sono Russian Technologies, un industriale e la difesa conglomerata di proprietà dello Stato guidato da un amico di Vladimir Putin Sergey Chemesov (49,9%), e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (4%).
Tutte queste tendenze indicano un consolidamento parziale del mercato degli autocarri pesanti russo e una più forte concorrenza, che potrebbe spremere poveri, i giocatori di bassa qualità come MAZ meno che non trovi un partner profonda buca. La fusione con KamAZ - e di farlo presto - potrebbe diventare una necessità vitale per MAZ, fintanto che Daimler ed i politici possono concordare un accordo.
Fonte: Industria Briefing

lunedì 25 novembre 2013

Il picco dell'acqua prossimo venturo


Di
Paolo Migliavacca.
Sintesi
Solo il 2,6% dell’acqua presente sulla Terra è dolce. Attualmente l’umanità ne consuma oltre 4 mila km2 annui: 400 per usi domestici, 1200 per usi industriali e ben 2500 per usi agricoli. La disponibilità è inoltre geograficamente assai squilibrata: un abitante dei paesi industrializzati dispone in media di circa 300 litri d’acqua potabile al giorno, mentre chi vive in quelli sottosviluppati meno di un decimo, da 10 a 30. Detto altrimenti, l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% dell’acqua disponibile. Ciò costituisce il vero nucleo del problema idrico , in grado di far deflagare conflitti interstatuali per il controllo delle risorse idriche. Questa scarsità è distinta ad accentuarsi a causa dei tassi di sviluppo economico e della presente demografia. Poiché 276 grandi laghi o corsi d’acqua mondiali (i cui bacini riguardano il 46% delle terre emerse, metà della popolazione planetaria e 148 dei 204 Paesi del mondo sono ripartiti tra due o più Paesi rivieraschi, il rischio di conteziosi internazionali è significativo. La guerra per l’acqua non è però un esito obbligato: vari accordi di cooperazione sopranazionale in materia fluviale hanno infatti continuato ad operare anche in presenza di uno stato di belligeranza tra i Paesi firmatari.
“Nomos & Khaos. Rapporto Nonisma 2012-2013 sulle prospettive economico-strategiche. Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza. (approfondimenti ed info:www. Nonimasma.it)
 

venerdì 25 ottobre 2013

Spazio: sicurezza e prospettive

E 'necessario fornire delle definizioni chiare e precise di alcuni termini che verranno utilizzati in questa trattazione. Lo spazio è tutto ciò che si pone al di là dell’ambito aeronautico, definito legalmente come la distanza che è in grado di percorrere una molecola prima che questa si scontri con un’altra, il che avviene più o meno ad un’altezza di 100 km. Sicurezza è tutto ciò che ci protegge, dalla prevenzione dei disastri naturali ai conflitti armati, passando per tutte le scale intermedie di disordini, come sommosse, movimenti migratori incontrollati, controllo di ogni tipo di traffico, ecc. Strategia si riferisce, invece, non solo ad un lasso di tempo ma anche a con chi si coopera e attraverso quali contributi. Riassunto di questa riflessione è che chi non sarà in grado di controllare lo spazio non sarà in grado di controllare il proprio futuro, con tutte le conseguenze che tale circostanza può comportare.
Il tema può essere suddiviso tra ciò che avviene dall’alto verso il basso (la Terra) e dal basso verso l’alto (lo spazio) e tra ciò che avviene, o potrebbe accadere in futuro, nello spazio stesso. L’ordine citato si riferisce, per convenienza, alla situazione attuale, ma in nessun modo si stabilisce che sia il più importante e che, nel breve periodo, misurato nell’era geologica, sarà l’ultimo menzionato.
La sicurezza pone le sue basi sull’osservazione, la conoscenza, la prevenzione e l’intervento, nel caso quest’ultimo fosse necessario; per questo nulla come occhi e orecchie che abbiano una portata globale permettono un controllo continuo 24 ore su 24. La questione verte sulla possibilità di sapere come si sta modificando l’ambiente terrestre, al fine di ottenere un vantaggio competitivo nello sfruttamento delle risorse, nel controllo delle rotte di traffici sospetti, nella guida di sistemi armati verso l’obiettivo.
Senza arrivare a questi estremi, è evidente che l’occultamento di certi dati può risultare assai dannoso per chi ne soffre, per esempio nel caso di un’allerta tsunami o l’arrivo di un uragano. Le informazioni devono arrivare al destinatario in breve tempo e senza distorsioni, spurie o provocate, il che richiede nella maggioranza dei casi una rete di comunicazione satellitare. E’ quindi essenziale appartenere ad un “club” che possiede tali mezzi satellitari di comunicazione, meteorologici, di navigazione e posizionamento, di osservazione, sia a titolo esclusivo sia in collaborazione con altri paesi.
Menzionando la parola “satellite” (artificiale) si apre il discorso legato ai veicoli lanciati in orbita. Va precisato che questi razzi sono vecchi di cent’anni e non ne è stata migliorata la funzionalità, nonostante la loro tecnologia (vedi Figura 1) per questo numerose nazioni possono produrli con minore o maggiore potenzialità.
Altra cosa è sviluppare carichi utili da trasportare con questi veicoli (come il primo Sputnik), ed è difficile poi avere la tecnologia sufficiente che permetta il rientro controllato di un artefatto. Pochi paesi la possiedono e la Spagna è socia di alcuni di essi.
fig 1
Figura 1
Ricordiamo inoltre che ogni giorno passa sopra le nostre teste un oggetto delle dimensioni di uno stadio di calcio, la Stazione Internazionale Spaziale (vedi figura 2) le cui finalità sono esclusivamente pacifiche: tuttavia intimorisce ciò che altri paesi potrebbero fare godendo di infrastrutture simili.
fig 2
Figura 2
L’investigazione dello spazio dalla Terra o dai satelliti (che sulla scala cosmologica è come se si trovassero sulla Terra) ci permette di sapere che l’universo è molto più grande e complesso di quello che sospettiamo, che ci sono migliaia di pianeti nelle stelle vicine (quindi per il principio isotopico ci saranno anche nelle altre) e che l’acqua è uno degli elementi più comuni, non solo nel sistema solare (vedi figura 3) ma nello spazio stesso. Da qui dedurre che debba esserci vita extraterrestre è solo un passo logico, nonostante tardiamo a confermarlo.
fig 3
Figura 3
L’importante non è sapere se prima o poi entreremo in contatto con altre forme di vita intelligente o meno, ma rompere il paradigma secondo cui siamo soli nell’universo. La questione ha connotazioni filosofiche e comporta un cambiamento a lungo termine, che supera di gran lunga la maggior parte delle sfide che dobbiamo affrontare nel presente. Al riguardo, poniamo una semplice questione: dobbiamo continuare a radiotrasmettere come facciamo ora, dimostrando all’universo che non esiste un modo più discreto di comunicare?.
Al di là della questione della vita (extraterrestre), per quanto importante essa sia, sono i cosiddetti “Oggetti Celesti” (NEO in inglese) che possono impattare con la Terra, e produrre conseguenze e danni assai gravi, tra cui l’estinzione della razza umana stessa. La figura 4 mostra la probabilità che un oggetto impatti sulla Terra, in funzione della sua capacità distruttiva (in mega tonnellate equivalenti di TNT), che dipende dalle sue dimensioni e dalla sua composizione chimica. Ogni giorno cadono sulla Terra tonnellate di materia, soprattutto acqua, nell’atmosfera terrestre, e solo gli oggetti più grandi e più densi toccano la superficie. Il recente meteorite in Siberia è uno di questi. Possiamo facilmente immaginare cosa potrebbe accadere se un oggetto di tali dimensioni cadesse in una zona densamente popolata.
fig 4
Figura 4
E’ possibile deviare dalla loro orbita questi oggetti, sebbene questi viaggino ad una velocità di 25 Km al secondo, se intercettati con un sufficiente anticipo (il che richiede un vasto sistema di osservazione, perfettamente coordinato, di questi oggetti). Qui si apre, tuttavia, la seconda questione: se qualcuno è in grado deviare un oggetto celeste, può far impedire che questo impatti con la Terra, ma anche il contrario. Siamo di fronte ad una nuova minaccia criminale?
Analizzando ciò che è accaduto durante la Rivoluzione Industriale del XIX secolo, quando all’interno delle città si svilupparono grandi centri industriali, o crebbero attorno ad esse, quando il problema era legato al trasporto su larga scala di individui, deduciamo che anche oggi, una volta risolto il problema del trasporto spaziale, potremmo cominciare a ubicare impianti di produzione nello spazio, a cominciare dagli impianti legati allo sfruttamento dell’energia solare, che potranno lavorare come se non arrivasse mai la notte (vedi figura 5). Quello che è certo è che trasmettere giga-watt di energia attraverso micro -onde indirizzate verso la superficie terrestre danneggerà l’atmosfera, ma sicuramente in modo meno dannoso di quanto non accada bruciando carbone o derivati del petrolio, come succede oggi.
fig 5
Figura 5
Si potrà inoltre risolvere il problema legato all’acqua, utilizzando blocchi di ghiaccio di forme controllate (le comete e gli anelli di Saturno sono fra questi), di modo da poter aumentare la proporzione di acqua nell’atmosfera. La stessa acqua servirebbe da combustibile e, a differenza di quanto accade con i missili, il suo rientro sulla Terra non sarebbe dannoso per l’atmosfera terrestre.
Dobbiamo tener presente che la Terra non è un pianeta isolato, data la presenza di un satellite relativamente grande vicino a noi. Pertanto dobbiamo considerare il concetto Terra-Luna, così come sviluppato dall’Agenzia Spaziale alla fine del secolo scorso, attraverso la sua Commissione Politica a lungo termine. In questa sfera di circa 3 milioni di diametro, oltre ai corpi celesti maggiori, esistono milioni di altri corpi celesti naturali, oltre ai già citati NEO’s, tutti suscettibili di poter essere utilizzati a tempo debito. Solo sulla superficie lunare sono presenti miglia di volte in più di particelle di trizio, l’isotopo di idrogeno fondamentale per la fusione nucleare, rispetto a quante ce ne siano sulla Terra.
Potremmo definire tutto questo fantascienza, però basta ricordare che sono passati circa duecento anni dalla scoperta dell’elettricità, un tempo minimo se comparato con l’esistenza della razza umana. Nel caso spagnolo, il ritardo rispetto ai progressi raggiunti da altre nazioni a partire dal secolo XIX ci ha portati ad uno stato di prostrazione dal quale non siamo ancora usciti.
A dimostrazione di ciò basta leggere il giornale “El Paìs” del 19 febbraio 1985, dove un gruppo di esperti e di alti funzionari raccomandavano al governo dell’epoca di non dotarsi di satelliti per la comunicazione. Questo meno di 30 anni fa!
fig 6 e 7
Figura 6 e 7
Riassumendo, l’attività spaziale è qualcosa di imprescindibile non solo per la nostra sicurezza, ma anche per la nostra sopravvivenza. Nel breve periodo, possiamo sostenere che solo le democrazie hanno sicurezza sociale, appoggio governativo alle Belle Arti e programmi speciali. Tuttavia questo non è sufficiente. Né lo sarà la creazione di posti di lavoro altamente qualificati, perché lo spazio è come il sale e il pepe negli alimenti, un grande valore aggiunto, ma scarso quantitativamente.
Altra cosa ancora sono le applicazioni derivate dallo spazio, come le telecomunicazioni, che non potremmo certo definire un’impresa stile Apple. Essenzialmente, non avere nulla, o molto poco, di ciò che è offerto dallo spazio, è un errore da un punto di vista strategico, che condanna a non poter decidere del proprio futuro.
A soli 10 euro a persona all’anno, tra investimenti privati e pubblici, la Spagna avrà un piano spaziale più che dignitoso, con un importo non certo straordinario, considerando che oggi, nonostante la crisi, la media europea è quasi il doppio, senza menzionare quanto investono le altre potenze industriali.
fig 8
Figura 8
Per questo riveste una grande importanza strategica, per la Spagna, che questa offra ai suoi soci (europei e non) alcune capacità specifiche, attraverso l’applicazione immediata di strumenti di screening, mediante una cooperazione forte all’interno degli organismi internazionali, come EUMESAT, L’Agenzia Spazialel Europea, Galileo, e operatori come Hispasat e Hisdesat.
Il contributo per la sopravvivenza della specie, che è ancorato ad un punto minuscolo, ma bellissimo, dello spazio, merita certamente la spesa di pochi euro a persona, non tanto perché si tratta di pochi euro, quanto perché, parafrasando Churchill, questo poco potrà fare molto, come non mai, per questo paese.  L’arrivo della sonda Rosetta sulla cometa Gerasimov, previsto per l’anno prossimo, grazie ad un importantissimo contributo tecnologico spagnolo, è un magnifico esempio di come la Spagna è parte dello sviluppo della conoscenza, e la conoscenza è la base e il sostegno per la sicurezza.

Álvaro Azcárraga Arana è ingegnere aeronautico membro della Commissione Permanente di Ricerca Spaziale del CESEDEN

domenica 14 luglio 2013

Glass sponges take advantage of retreating Antarctic ice shelves



Bremerhaven, 11th July 2013. The breakup and collapse of the Larsen A ice shelf in the western Weddell Sea in 1995 has resulted in fundamental changes to life on the sea bed in less than two decades.  As reported by biologists from the Alfred Wegener Institute, Helmholtz Centre for Polar and Marine Research in the cover story of the current issue of the scientific journal Current Biology, Antarctic glass sponges have been the prime beneficiaries of the disappearance of the ice shelf. To the surprise of the scientists, the density of these archaic filter-feeders has increased threefold between 2007 and 2011 despite only low plankton food supply and water temperatures of minus 2 degrees Celsius.  The sponges had also grown remarkably quickly and had completely supplanted competitors for food.  The results show that communities at the bottom of the western Weddell Sea react considerably more quickly to climate-related changes than previously thought. 
Glass sponges (Hexactinellida), an archaic group of animals at the basis of the animal kingdom, dominate the shallow seafloor in the Antarctic.  Many biologists believed that glass sponges grew so slowly that two-metre behemoths would have to be around 10,000 years or older.  These assumptions have now been challenged in a new study led by scientists from the Alfred Wegener Institute (AWI) and published in the current issue of the scientific journal Current Biology. 
During a Polarstern expedition to the poorly accessible region of the former Larsen A ice shelf, AWI biologists Laura Fillinger and Claudio Richter, together with colleagues from the University of Gothenburg and the Senkenberg Research Institute and Natural History Museum; succeeded in demonstrating that glass sponges can grow rapidly within a short period of time.  “We were surprised by what we saw on our video screens in 2011 when we lowered our remotely operated vehicle onto the sea bed at a depth of around 140 metres.  In an area, which had revealed large numbers of ascidians and only occasional glass sponges during an earlier expedition with the ice-breaking research vessel ‘Polarstern’ in 2007, four years later we found no ascidians at all.  These pioneer species had completely disappeared, replaced by three times the number of glass sponges, including several juvenile individuals”, reports Laura Fillinger, lead author of the study. 
Until this time scientists had assumed that communities on the Antarctic sea bed only change very slowly because of the very low temperature (minus two degrees Celsius) and patchy supply of food in pack-ice covered waters.  “We now know that glass sponges may undergo boom-and-bust cycles, allowing them to quickly colonize new habitats in a short period of time”, says project leader Prof. Dr. Claudio Richter.
“To the organisms living on the sea bed, the disappearance of the hundred-metre-thick Larsen A ice shelf must have been like the heavens opening up above them”, he adds.  Where cold, darkness and food shortages had previously reigned, sunlight now allows plankton growth in surface waters and, hence, a rain of food comes down to the sea bed.  
 Glass sponges feed on the smallest plankton, which they filter from the water.  The animals grow to a size of up to two metres, and their vase-like bodies provide perfect hiding, spawning and shelter opportunities for fish, invertebrates and many other sea dwellers.  “Like corals, sponges create their own habitats.  To an extent they are like cities on the sea bed. There is something going on wherever they grow, and this attracts other sea dwellers to them”, says Claudio Richter. 
New spaces are being created for such underwater worlds wherever the ice shelves on the Antarctic Peninsula are retreating or breaking up.  However, scientists cannot yet definitively say whether this means that glass sponges will be one of the beneficiaries of climate change.  Laura Fillinger: “There are still too many unknowns to make predictions.  One example is the question of the influence of competitors: currently we are witnessing a fierce competition for space on the sea bed.  Another concerns predators: in our dive in 2011 we hardly saw any of the snails and starfish, which feed on glass sponges.  However, it is possible that these voracious predators will follow suit and wreak havoc.” 


Huge iceberg breaks away from the Pine Island glacier in the Antarctic



Bremerhaven, 9 July 2013. Yesterday (8 July 2013) a huge area of the ice shelf broke away from the Pine Island glacier, the longest and fastest flowing glacier in the Antarctic, and is now floating in the Amundsen Sea in the form of a very large iceberg. Scientists of the Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research in the Helmholtz Association have been following this natural spectacle via the earth observation satellites TerraSAR-X from the German Space Agency (DLR) and have documented it in many individual images. The data is intended to help solve the physical puzzle of this “calving“.
Scientists from the American space agency NASA discovered the first crack in the glacier tongue on 14 October 2011 when flying over the area. At that time it was some 24 kilometres long and 50 metres wide. ”As a result of these cracks, one giant iceberg broke away from the glacier tongue. It measures 720 square kilometres and is therefore almost as large as the city of Hamburg“, reports Prof. Angelika Humbert, ice researcher at the Alfred Wegener Institute. 
The glaciologist and her team used the high resolution radar images of the DLR earth observation satellite TerraSAR-X to observe the progress of the two cracks and to better understand the physical processes behind the glacier movements. The researchers were thus able to measure the widths of the gaps and calculate the flow speed of the ice. ”Above the large crack, the glacier last flowed at a speed of twelve metres per day“, reports Humbert’s colleague Dr. Dana Floricioiu from DLR. And Nina Wilkens, PhD graduate in Prof. Humbert’s team, adds: “Using the images we have been able to follow how the larger crack on the Pine Island glacier extended initially to a length of 28 kilometres. Shortly before the “birth” of the iceberg, the gap then widened bit by bit so that it measured around 540 metres at its widest point.“
The scientists incorporate these and other TerraSAR-X satellite data in computer simulations using which they are able to model the break and flow mechanisms of the ice masses. “Glaciers are constantly in motion. They have their very own flow dynamics. Their ice is exposed to permanent tensions and the calving of icebergs is still largely unresearched “, explains ice modeller Angelika Humbert. 
The scientist and her team then compare their simulation results with current satellite data such as from TerraSAR-X. If the model agrees with reality, the scientists can conclude, for example, the gliding property of the ground beneath the glacier ice and how the ice flow could behave in the event of further global warming. 
Are ice breaks caused by climate change? Angelika Humbert does not so far see any direct connection: “The creation of cracks in the shelf ice and the development of new icebergs are natural processes“, says the glaciologist. However, the Pine Island glacier, which flows from the Hudson mountains to the Amundsen Sea, was the fastest flowing glacier in the Western Antarctic with a flow speed of around 4 kilometres per year. This speed is less caused by the rising air temperatures, however, and is more attributable to the fact that the wind directions in the Amundsen Sea have altered. ”The wind now brings warm sea water beneath the shelf ice. Over time, this process means that the shelf ice melts from below, primarily at the so-called grounding line, the critical transition to the land ice“, says the scientist. 
For the Western Antarctic ice shelf, an even faster flow of the Pine Island glacier would presumably have serious consequences. “The Western Antarctic land ice is on land which is deeper than sea level. Its “bed” tends towards the land. The danger therefore exists that these large ice masses will become unstable and will start to slide“, says Angelika Humbert. If the entire West Antarctic ice shield were to flow into the Ocean, this would lead to a global rise in sea level of around 3.3 metres. 
Info box: Shelf ice 
The shelf ice, which is 200 to 1200 metres, thick is created by glaciers sliding into the sea. It is therefore an extension of the Antarctic land ice which thins at the edges and floats on the sea. The ice shelf itself rests on the Antarctic continent, reaching a thickness of up to four kilometres and is largely frozen to the rock bottom. A special feature of the Western Antarctic is that large areas of land are below sea level. (AWI press release, july 9,2013)