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mercoledì 25 aprile 2012

Cina interessata alle risorse dell'Artico

Notizie provenienti da Reykjavik, confermano che la Cina ha chiesto al Governo islandese il via libera per essere ammessa come osservaotre permanente nel Consiglio dell'Artico. Il Consiglio dell'Artico è un organismo che opera dal 1996; i suoi componenti sono la Russia, gli Stati Uniti, Canada, Danimarca, Norvegia, Islanda, Finlandia e Svezia.
La notizie è stata diramata dalla presidenda islandese al termine della visita ufficiale del primo ministro cinese Wen Jiabao.
Le ricchezze della regione polare e le riserve di idrocarburi, oltre alle rotte di navigazione, sono stati gli argomenti al centro dei colloqui tra il premier islandese Olafur Ragnar Grimsson ed il presidente Cinese. La visita ha sottolineato la volontà del Governo di Pechini di non essere esluso dalla corsa ai giacimenti di gas e petrolio dell'Artico, per lo più nascosti, che potrebbero essere individuati e sfruttati con il progressivo scioglimento dei ghiacci causato dai cambiamenti climatici. Alcuni Paesi del Consiglio dell'Artico come Stati Unti, Canada e Russia, sono contrari all'ingresso di Pechino nel Consiglio Artico.
Wen ha lasciato l'Islanda e prsegue il suo toru in Svezia, Polonia e Germania

lunedì 14 novembre 2011

Truffa per i consumatori

FEDERCONSUMATORI

Federazione Nazionale Consumatori e Utenti

Aderente alla Confederazione Consumatori Utenti

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Sede: Via Pintor, 1 - 43100 Parma tel. 0521/508949 - fax 0521/539486

E-mail: federconsumatori@libero.it

ATTENZIONE

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venerdì 20 maggio 2011

ACCADEMIA POLACCA DELLE SCIENZE

CENTRO DI STUDI A ROMA


invita cordialmente  alla conferenza della
Prof.ssa Grażyna JURKOWLANIEC
dell’Istituto della Storia dell’Arte dell’Università di Varsavia
sul tema

La visione della Chiesa di Stanislao Òsio/Stanisław Hozjusz
nelle incisioni di Tomasz Treter.

Un contributo polacco nella cultura artistica della Roma controriformista.
Martedì, 24 maggio 2011, alle ore 18.30
presso la Biblioteca dell’Accademia Polacca delle Scienze di Roma, vicolo Doria, 2 (Piazza Venezia)
R.S.V.P. tel.: 06.6792170 fax: 06.6794087 E-mail: accademia@accademiapolacca.it
Relatore
Grażyna JURKOWLANIEC – ricercatore nell’Istituto di Storia dell’Università di Varsavia. Studiosa dell’arte tardo medievale e moderna con particolare attenzione alla funzione delle opere d’arte e dell’iconografia, si occupa anche della recezione dell’arte medioevale nei secoli XVI-XVIII. Ha conseguito la tesi di dottorato nel 2000 e ottenuto l’abilitazione nel 2009. Dal 2004 è redattore del periodico “Ikonotheka”, pubblicato dall’Istituto della Storia dell’Arte dell’Università di Varsavia. Borsista dell’Alexander von Humboldt Stiftung (2010, Berlino e Monaco di Baviera), Andrew W. Mellon Foundation (2005/2006, Wissenschaftskolleg zu Berlin) nonché della Fondazione Lanckoroński (2003 e 2007, Roma). Autore di numerose pubblicazioni, tra l’altro: Chrystus Umęczony. Ikonografia w Polsce od XIII do XVI wieku (Cristo passo. Iconografia in Polonia dal XIII al XVI secolo), Warszawa 2001, Epoka nowożytna wobec średniowiecza. Pamiątki przeszłości, cudowne wizerunki, dzieła sztuki (Epoca moderna in fronte al Medioevo. Ricordi del passato, immagini miracolose, opere d’arte), Wrocław 2008 e di tanti articoli anche in lingua inglese.
Riassunto
Uno dei più importanti fattori che influenzavano la cultura religiosa e artistica postridentina fu il patronato dei gerarchi ecclesiastici. Fra i cardinali impegnati nella riforma della Chiesa cattolica, c’erano due legati di Pio IV all’ultima sessione del Consiglio di Trento (1562-1563): Stanislao Òsio/Stanisław Hozjusz e Marco Sittico Altemps/Mark Sittich von Hohenems con i quali in stretta collaborazione rimaneva Tomasz Treter un ecclesiastico polacco, pittore e incisore.
Treter rimase a Roma, tranne brevi intervalli, dal 1569 al 1593. Arrivò nella Città Eterna in veste di segretario di Stanislao Òsio che nel 1578 gli assicurò il rango di canonico nella sua ultima basilica titolare Santa Maria in Trastevere. Dopo la morte del cardinale polacco (1579) il protettore di Treter divenne Marco Sittico Altemps, il successore di Òsio alla Santa Maria in Trastevere. Nella letteratura specialistica già da tempo fu riconosciuto il contributo di Treter nelle trasformazioni moderne della basilica trasteverina. Prima di tutto la sua influenza sul programma decorativo della Cappella Altemps, una fra le prime cappelle costruite nell’epoca della Controriforma con l’apposito scopo di rilevare l’antica immagine di Maria, chiamata Madonna della Clemenza, famosa per tanti miracoli.
Meno conosciute rimangono le opere precedenti di Treter: le composizioni dell’Allegoria della Religione, Roma Sancta, e Typus Ecclesiae Catholicae, create negli anni 1573-1575 in collaborazione con gli incisori e editori, Giovanni Battista de Cavalleri e Luca Bertelli. La base letteraria delle incisioni erano prima di tutto gli scritti di Stanislao Òsio, nati nel periodo in cui svolgeva la funzione del vescovo di Warmia/Ermland (dal 1551). Anche sul livello pittorico sono ben leggibili i riferimenti alle opere nate nel tardo Cinquecento in Warmia che s’intrecciano con motivi e soluzioni della tradizione artistica romana. Da fonti così complesse emerge la visione postridentina della Chiesa Cattolica Romana diventata successivamente un punto di riferimento nell’arte di vari paesi europei.

mercoledì 29 dicembre 2010

a tutti i lettori di questo blog

i più sinceri
Auguri
di un sereno e felice
2011

venerdì 1 gennaio 2010

GUERRE DELL’ACQUA O GUERRE PER L’ACQUA ?

E’ convinzione diffusa fra i macroecomisti e gli esperti di strategia militare che nei prossimi anni il problema dell’acqua diverrà uno dei più centrali nei possibili conflitti in varie aree del mondo. Queste previsioni si basano su dati statistici difficilmente smentibili perché derivati da una osservazione di quasi due decenni. Come conferma una fonte Uesco attualmente nel mondo una persona su sei non ha disponibilità di acqua potabile. Se poi si confrontano le varie arie continentali i dati sono altamente preoccupanti. Nel 1990 la media mondiale in metri cubi della disponibilità d’acqua pro capite era di 7.800, che precipiterà nel 2025 a 4.800. Dando uno sguardo continente per continente si rileva sempre nel confronto 1990-2025: Asia da 3.840 a 2.350. Africa, dato da guardare con apprensione, da 6.180 a 2.460. L’Europa resta abbastanza stabile: da 3.990 a 3.920. Calano anche il continente americano : il Nord America da 17.800 a 12.500, il Sud America da 46.600 a 24.000. L’Oceania resta ancora in testa anche se con una evidente differenza: da 85.800 a 61.400. Questi sono i dati freddamente numerici, dati che certo non nascondono pericoli evidenti su vari piani, da quelli economici, a quelli sociali e militari. Confermano queste paure studi di provenienza statunitense: tra una ventina d’anni oltre il 60% della popolazione terrestre soffrirà per la mancanza d’acqua. Diversamente dalla crisi delle fonti energetiche non rinnovabili, vedi petrolio e carbone, che hanno messo in movimento azioni volte alla loro sostituzione con fonti rinnovabili o con il discutibilissimo nucleare, sul problema dell’acqua non si avverte un identico interesse e tensione della politica e della società civile. Che succederà nel 2025 quando la terrà sarà abitata da oltre 2,4 miliardi di persone? Assisteremo ad un dilemma di non facile soluzione. Avremo una sempre maggiore domanda, di fronte ad una sempre minore disponibilità di quello che viene chiamato “oro blu”. E’ a questo punto che il panorama si incupisce ed emergono le paure di possibili conflitti. La storia è ricca di esempi, dai tempi dei sumeri, alle guerre fra Israele e Paesi Arabi vicini. E proprio l’area medio-orientale è uno dei punti critici. Oltre al “contenzioso” per lo sfruttamento del Giordano fra Israele, Palestinesi, Giordania e Siria (ancora in atto), nel non lontano passato si è assistito ad una crisi fra Iraq e Siria per le acque dell’Eufrate, crisi che ha poi visto come attore di non secondo piano la Turchia. Ankara ha costruito nella zona curda una ventina di dighe e centrali sull’Eufrate, portando via così oltre il 40% del suo flusso alla Siria e ben l’80% all’Iraq. Forte dello scudo Nato il governo turco ha di fatto sfidato i due Paesi, arrivando poi a cose fatte ad una specie di accordo che certo non li avrà soddisfatti.

Altre zone del mondo corrono dei rischi. In Africa gli analisti ne indicano almeno tre: il fiume Okavango ( ha la particolarità di non sfociare in mare…) che interessa il Botswana, la Namidia e l’Angola. Il Nilo, che fu all’origini di forti contrasti fra l’Egitto e l’Etiopia e il Sudan già dai tempi di Sadat. Nel non sopito contrasto, si aggiungono oggi i cinesi interessati alla costruzioni di dighe e centrali e tre Paesi a monte, Tanzania, Kenia e Uganda che vogliono sfruttare al massimo il lago Vittoria. Sempre in Africa il Sudafrica si è impossessato di quasi tutte le fonti d’acqua del Lesotho.

Anche l’Asia non è esente da pericoli, e vari Paesi sono interessati a dispute per fiumi e bacini, alcuni di questi paesi fra l’altro detentori di armi nucleari, il che rende ancor più fosche le previsioni. Ci riferiamo alla contesa fra Cina ed India per il sistema dei fiumi Gange- Brahmaputra. Attorno a questi due Paesi, si affollano sullo stesso problema anche Bangladech, Bhutan, Nepal e Myanmar ( già Birmania).

Il quadro generale, analizzato da istituti specializzato, quasi tutti statunitensi, fa emergere una situazione assai pericolosa. Nella seconda parte del XX secolo sono state oltre 500 le crisi politiche per problemi legati all’acqua. Fortunatamente solo una quarantina si sono tramutate in atti di guerra. Ciò fa pensare che per il futuro, visto il trend che sta manifestando il problema, si possono facilmente prevedere possibilità di guerre ben più violente e di vasta portata. Sempre gli istituti americani hanno censito 260 o poco più di bacini fluviali, di grande importanza dove si concentrano oltre il 60% delle risorse idriche mondiali. Lungo il loro corso è dislocato il 40% della popolazione mondiale. Come si vede un insieme di problematiche che possono dar vita ad eventi pericolosi di ogni tipo e che potrebbero far maturare soluzioni belliche.

Uno dei punti deboli del problema è la totale mancanza di un quadro giuridico internazionale che disegni e preveda norme per lo sfruttamento delle risorse idriche e tuteli i diritti di tutti i “rivieraschi”. Esiste una convenzione ONU del 1997 che regola(!) l’uso dei fiumi “non a fini di navigazione”. Non emergono molte possibilità per interventi sull’effettivo controllo dello sfruttamento per tutti. Ancora una volta il più forte, specie se sta a monte resta il solo padrone dell’acqua!

Analizzare i problemi, individuare le soluzioni. Ma soprattutto conoscere le tematica con l’aiuto di esperti: questo lo scopo dell’incontro. Un faccia a faccia con un giornalista specializzato, un economista ed un militare esperto dei temi.