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venerdì 6 novembre 2015

Il problema delle risorse idriche

Diritto internazionale
Acqua, una risorsa non ancora per tutti 
Carmine Finelli
05/11/2015
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Una vera e propria crisi idrica. È questa che causa la morte, per sete, di circa un miliardo di persone. E a questi si sommano quanti non hanno accesso ai servizi sanitari di base.

Per tale ragione, oggi, è necessario ragionare sull’esistenza di un diritto umano all’acqua potabile quale strumento giuridico per garantire una migliore allocazione delle risorse idriche nelle zone maggiormente colpite da water-stress.

Nell’ambito del diritto internazionale l’esistenza di un diritto umano all’acqua è ancora molto incerta, ma la prassi delle organizzazioni internazionali rende possibile stabilirne l’eventuale contenuto e gli obblighi da esso derivanti.

Acqua e diritto internazionale
Il diritto umano all’acqua potabile non è un dato incontrovertibile per la dottrina giuridica internazionalistica. Le principali obiezioni riguardano il suo contenuto vago, la sua scarsa rilevanza pratica e l’assenza di strumenti giuridici vincolanti che lo prevedano.

Tuttavia, la mancanza di strumenti giuridici vincolanti per gli Stati che prevedano espressamente l’accesso all’acqua potabile non è di per sé un ostacolo alla sua affermazione come norma di diritto internazionale.

Gran parte della dottrina, infatti, ritiene che esso possa derivarsi da altri diritti e in particolare dall’articolo 6 del Patto delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici del 1966, riguardante il diritto alla vita, e degli articoli 11 e 12 del Patto delle Nazioni Unite sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, concernenti rispettivamente il diritto ad un livello di vita adeguato e il diritto alla salute.

Tutti questi diritti trovano un elemento comune nella presenza e nella disponibilità d’acqua che diviene un elemento centrale per la loro realizzazione. Senza disponibilità di fonti di acqua potabile la vita stessa sarebbe in pericolo e non sarebbe possibile avere un’esistenza adeguata alla dignità umana. La salute, infine, dipende anche da una corretta igiene per la quale la presenza dell’acqua è necessaria.

Per questo motivo, tali diritti potrebbero essere ritenuti generatori di un nuovo diritto, il quale avrebbe una portata più generale di ognuno di questi diritti presi singolarmente. Ciò si spiega alla luce del fatto che il diritto all’acqua è propedeutico alla realizzazione dei diritti dai quali è derivato, nel senso che la mancanza della risorsa idrica ne metterebbe a repentaglio l’applicabilità.

Seppure il diritto umano all’acqua sarebbe derivato, esso sarebbe logicamente precedente ai diritti dai quale discende, essendo l’acqua l’elemento che permette di realizzarli. Partendo da queste considerazioni, il Comitato per Diritti Economici, Sociali e Culturali ha emanato nel 2002 il General Comment n. 15: The Right to Water nel quale si specifica per la prima volta il contenuto e gli obblighi derivanti dal diritto all’acqua.

Il General Comment n. 15
Il General Comment n.15 è il documento più importante per il riconoscimento del diritto umano all’acqua.

Anche se si tratta di un documento interpretativo di soft law, esso è comunque sintomo di una prassi in costante sviluppo da parte delle Organizzazioni Internazionali, e in particolare dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che trova il suo punto massimo nella risoluzione dell’Assemblea Generale A/RES/64/292 del 10 luglio 2010 e nella risoluzione dello Human Right Council A/HRC/RES/21/2 approvata nell’ottobre del 2012.

Il General Comment n.15 sancisce l’esistenza del diritto umano all’acqua come derivazione dei diritti stabiliti dagli articoli 11 e 12 del Patto sui Diritti Eonomici, Sociali e Culturali e prevede che questo deve garantire l’accessibilità fisica ed economica alla risorsa, la sua qualità e il suo utilizzo per usi domestici.

Il General Comment impone anche delle core obligations per le parti del Patto. Tali obblighi riguardano la rimozione di ogni barriera all’accesso a fonti di acqua potabile, l’attuazione di politiche volte a preservare le risorse idriche e a mantenerne invariata la qualità, l’obbligo di cooperazione tra le parti per favorire una distribuzione efficiente delle risorse idriche.

Particolare menzione merita, invece, l’obbligo di non discriminazione, poiché si tratta di un punto fondamentale nella prassi relativa ai diritti umani e assume rilevanza anche per il diritto umano all’acqua dato che esso tutela tutti i gruppi sociali ed etnici che in seguito a conflitti politici subiscono la privazione di fonti di approvvigionamento idrico.

Diritto umano all’acqua ancora molto lontano 
Ciononostante, la reticenza degli Stati a derogare parte della propria sovranità sulle proprie risorse naturali resta l’ostacolo maggiore ad un pieno riconoscimento di un diritto umano all’acqua. D’altro canto, la prassi internazionale sembra affermarlo come dato giuridico già acquisito e quindi sembra aumentare i propri sforzi per una sua piena attuazione.

Al momento attuale non esiste una norma internazionale (né pattizia, né consuetudinaria) che sancisca il diritto umano all’acqua e per questo le manifestazioni della prassi internazionale hanno una fondamentale importanza per segnalare l’orientamento della comunità internazionale verso la sua applicazione.

Inoltre, prassi e opinio iuris costituiscono elementi fondamentali delle norme internazionali consuetudinarie. Tanto più si riuscirà ad estendere la convinzione che il diritto umano all’acqua è giuridicamente vincolante per i membri della comunità internazionale tanto più l’applicazione di tale diritto da parte dei singoli Stati risponderà effettivamente ad una norma specifica dell’ordinamento internazionale divenendo così norma fondamentale del diritto internazionale.

Carmine Finelli è Dottorando di Ricerca presso l’Università degli Studi del Molise e Presidente della Young Professionals in Foreign Policy, Roma.
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giovedì 15 ottobre 2015

ITALIA: SULLE ALPI SPARISCONO I GHIACCIAI


La superficie dei ghiacciai sulle Alpi si è ridotta del 40%in poco più di mezzo secolo, passando dai 519 chilometri quadrati del 1962 agli attuali 368. Questo dato emerge dal rapporto “Ghiaccio Bollente redatto dal WWF in cui l’associazione ambientalistica descrive gli effetti del cambiamento climatico sui ghiaccia e sul pianeta. Il fenomeno interessa innanzi tutto l’Artide e l’Antartide, come noto, dove l’aulemnto delle temperature è doppio rispetto alle altre aree del globo. Oltre ai poli le altre areee interessate sono i ghiaccai alpini, quelli dell’Himalaya, la Patagonia, l’Alaska, gli Urali, ed il Kilimangiaro, che sono il serbatoio d’acqua dolce durante i mesi caldi, fondamentali per l’agricoltura e che vedono la riduzione fino al 75%. Altro fenomeno correlato l’innalzamneto dei mari che minaccia i 360 milioni di abitanti delle metropoli costiere, con il 70% delle coste mondiali che rischia di venire sommerso (1)


Bollettino Geografico Informativo Luglio 2015 post in progress


mercoledì 23 settembre 2015

Russia: la perseveranza e la costanza

LA RUSSIA RIVENDICA UN’AMPIA ZONA DELL’ARTICO
A distanza di 14 anni dall’invio all’ONU della prima richiesta, la Russia ritorna a rivendica un’ampia zona dell’Artide, perché gli sia riconosciuto il controllo di 1,2 milioni di chilometri quadrati di Artico, un area grande come il Sud Africa. L’area appare di grande interesse strategico per Mosca: secondo il vicepremier Dmitri Rogozin questa, insieme all’Atlantico è una delle priorità della nuova dottrina navale approvata da Putin. L’area, oltre all’interesse strategico, è ricca di giacimenti di gas e petrolio che potrebbero essere esplorati e sfruttati con il progressivo scioglimento dei ghiaccia causa dei cambiamenti climatici.Se questa richiesta venisse accolta la Russia potrebbe estendere i propri diritti di sfruttamento sino a 350 miglia marine dalla costa anziche dalle attuali 200 miglia. A contrastare tale richiesta vi sono gli altri Paesi che si affacciano sull’Artide, Canada, Danimarca, Norvegia e Stati Uniti.
Massimo Coltrinari

giovedì 17 settembre 2015

SI SCIOLGONO I GHIACCIAI DELL’ALASKA

Ricercatori della Università di Faribanks in Alaska, in collaborazione con l’Agenzia statunitense Geological Survey, hanno pubblicato uno studio nel quale si evidenzia che i ghiacciai dello stato americano tra il 1944 ed il 2013 hanno perso ogni anno settanti cinque miliardi di tonnellate di ghiaccio
Interessante l’osservazione contenuta nel rapporto che l’innalzamento dei mari non viene dagli enormi pezzi di ghiaccio che si distaccano dai ghiaccia sull’oceano, bensi dallo scioglimento di quelli che si trovano sulla terraferma. Questo è stato possibile affermarlo utilizzando osservazioni aeree , tecniche di telerilevamento, che fruttano un impulso laser, ed una nuova classificazione che include anche la forma e le dimensioni di ciascun ghiacciaio.

Massimo Coltrinari

lunedì 7 settembre 2015

Helsinki e la CSCE:un anniversario

Anniversario e mostra
Csce: 40 anni dopo, lo spirito di Helsinki
Gianfranco Nitti
03/09/2015
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Nel luglio 1975, Helsinki divenne la capitale d'Europa: il 1° agosto di quell’anno segnò la fine del lungo negoziato della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Csce) con un vertice che riunì nello splendido edificio in marmo di Carrara di Casa Finlandia (Finlandia Talo), opera del grande architetto Alvar Aalto, i capi di Stato di 35 Paesi e le loro delegazioni.

"Dopo la conferenza, i media internazionali iniziarono a parlare di 'Spirito di Helsinki': lo abbiamo scelto come nome della mostra”, da poco conclusasi, che rievocava quei giorni. Spiega Johanna Tolonen, direttrice, del Finlandia Talo: “S’è trattato di una rivisitazione delle calde giornate estive di quel 1975, quando la piccola Finlandia e la luminosa e nuova Casa Finlandia erano pronte a ricevere tutti i capi di Stato europei e delle superpotenze Usa e Urss.

La mostra ripercorreva le storie di quello che è successo in giro per la città e con quali sforzi un piccolo Paese fosse riuscito a organizzare un evento così importante".

Casa Finlandia e l’Atto Finale
Sempre a Casa Finlandia si è svolta a luglio una solenne celebrazione del 40° della Csce, organizzata dal comitato parlamentare dell’Osce, organismo che nacque come stabile emanazione di quella Conferenza e per realizzare i contenuti del famoso Atto Finale di Helsinki firmato proprio il 1° agosto 1975. Tale evento celebrativo e commemorativo ”è stato il catalizzatore per l'organizzazione della mostra", afferma la Tolonen*.

Le immagini d’archivio e i testi esplicativi selezionati per la mostra hanno messo in luce anche eventi paralleli di quei giorni. Ad esempio, Betty Ford, la moglie del presidente degli Stati Uniti Gerald Ford, ammirò le case di moda finlandesi del tempo, Marimekko, Vuokko, Friitala e Polar-Turkis, alla presentazione delle loro produzioni in una sfilata di moda presso il ristorante Walhalla nella fortezza sull'isola di Suomenlinna.

L'interevento di Gerald Ford.

Carisma e satira
Il famoso fumettista finlandese Kari Suomalainen esercitò la sua penna tagliente anche sulla preparazione della Csce: la mostra ha presentato cinque sue vignette satiriche.

La simbolica immagine "Direzione Csce" ("Suuntana Etyk", in finlandese) apparve sul quotidiano Helsingin Sanomat. E fu lui a disegnare la vignetta della "nassa di Kekkonen", come definiva la Finlandia Talo, circondata da una barriera di sicurezza a catena, in cui i prestigiosi ospiti venivano incanalati.

Urho Kkekkonen fu il carismatico presidente della Repubblica finlandese che riuscì a far arrivare i leader dell’epoca, spesso disposti sui fronti contrapposti della Guerra Fredda. La firma dell’Atto Finale simboleggiò una svolta storica del concetto di sicurezza in Europa, che venne legato alla cooperazione per una composizione pacifica delle controversie, gettando il seme della fine della stessa Guerra Fredda.

La mostra comprendeva anche una raccolta di firme di prova dell’Atto Finale da parte dei capi di Stato, importante reperto recuperato durante il vertice dall’ambasciatore Mikko Pyhälä, che da giovane diplomatico partecipò alla preparazione dell’evento nel Segretariato Csce.

Ricordi personali e la profezia di Moro
Chi scrive era un giovane laureando in Diritto Internazionale con una tesi di laurea connessa alla Csce e si trovava ad Helsinki in quel periodo, con una borsa di studio, proprio per la tesi. Ebbi la fortuna di essere accreditato e di poter assistere a quell’evento di grande portata per il destino dell’Europa, ma anche dell’umanità. Ed ebbi quindi l’occasione di vedere il presidente del Consiglio italiano Aldo Moro firmare l’Atto Finale.

In una delle foto della mostra, si intravede Moro, un po’ ripiegato e concentrato ad ascoltare in cuffia l’interpretazione dei discorsi. Della delegazione faceva parte anche un grande testimone e tessitore per l’Italia di quella Conferenza, l’ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, personalità di grande cultura e di profonda esperienza diplomatica.

Capi di Stato e Governo alla CSCE, 1975, Aldo Moro, terzo da destra.

E firmando Moro nell’agosto 1975 l’Atto Finale della Conferenza di Helsinki, sia come presidente del Consiglio italiano sia come presidente di turno dell’allora Comunità europea, gli fu da qualcuno contestato che era illusorio sottoscrivere un documento così innovativo mentre da parte del presidente sovietico Leonid Breznev si affermava il permanere della "sovranità limitata" degli Stati amici dell’Urss. Moro replicò profetico: "Il signor Breznev passerà e il seme che tutti insieme abbiamo gettato darà i suoi frutti".

*Progettazione della mostra “CSCE 40-year jubilee exhibition Spirit of Helsinki” del Zeeland Group / Eija Vierimaa, testi Jukka Juhola Prodotto da Finlandia Hall Ltd / coordinatore Johanna Saario Sede della mostra: presso la Galleria Veranda, Finlandia Talo, Karamzininranta 4.

Gianfranco Nitti è giornalista, corrispondente di mass media finlandesi dall’Italia.
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giovedì 30 luglio 2015

Spazio: il problema dei detriti

Un passo necessario
Spazio: Ue apre negoziati su Codice di Condotta
Lucia Marta
27/07/2015
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Al fine di limitare la creazione di detriti spaziali e di rendere possibile nel lungo periodo l’utilizzo delle orbite più a rischio, nel 2008 l’Unione europea (Ue) propose alla comunità internazionale un Codice di Condotta (CoC) sulle attività spaziali.

Sette anni dopo, l’Unione apre l’atteso round di negoziati internazionali per l’adesione: il risultato non è scontato, ma un primo passo - improcrastinabile - sarà compiuto nella giusta direzione.

Il Codice di Condotta: come, quando e perché
In un contesto caratterizzato dal vuoto normativo in tema di sicurezza nello spazio, dall’aumento esponenziale di attori e d’infrastrutture in orbita, e dunque di ‘spazzatura’ e rischi di collisione, l’Ue ha risposto ad una richiesta del Segretariato Generale dell’Onu, adottando nel 2008 un Codice di Condotta (CoC) sulle attività spaziali e proponendolo alla comunità internazionale.

Il Codice contiene essenzialmente misure sul controllo e la mitigazione dei frammenti e misure di trasparenza e fiducia tra gli attori, come le pre-notificazioni o i meccanismi di consultazione.

Non si tratta di uno strumento volto al controllo degli armamenti nello spazio, anche se un riferimento vi è fatto, ma piuttosto di una sorta di manuale di norme di buon comportamento nella condotta di attività spaziali.

Si tratta di un’iniziativa politicamente (e non giuridicamente) vincolante; di origine europea, e non onusiana; e basata su princìpi generali chiave e (a prima vista) condivisibili.

Tali caratteristiche sono considerate da alcuni Paesi come dei vantaggi: il Codice non comporta la necessità di definire precisamente la terminologia, né prevedere meccanismi di verifica; non è sottoposto alla paralisi che subisce la Conferenza per il Disarmo; e favorisce la fiducia reciproca e la trasparenza tra gli attori in difesa di un patrimonio che appartiene all’umanità.

Per altri Paesi, invece, tali caratteristiche creano reticenze e ostacolerebbero l’adesione.

Le principali critiche al Codice di Condotta
Lo scetticismo che alcuni Paesi hanno espresso riguardano in parte il contenuto del Codice, in parte la procedura seguita. Se inizialmente gli Usa erano scettici, le modifiche apportate e il loro conivolgimento diretto hanno infine ottenuto un (timido) sostegno americano.

Russia, Cina, India, Brasile ed altri paesi ‘emergenti’ sembrano più diffidenti; e le ragioni sono varie. Da un lato, il Codice sembra essere percepito come un’alternativa al trattato per il non dispiegamento di armi nello spazio, proposto dai primi due Paesi, e per questo non raccoglie il loro sostegno.

Alcuni Stati sostengono anche che un Codice non giuridicamente vincolante resta inefficace. Inoltre, la sua promozione e il suo negoziato fuori dall’ambito Onu toglierebbe legittimità all’iniziativa e significherebbe per alcuni cedere a un accordo occidentale al quale sono chiamati ad adattarsi senza contribuire in modo determinante alla sua stesura.

La paternità europea, non onusiana, sembra difficile da accettare: lo stesso accadde ad un altro codice di condotta esistente da una decina di anni (Codice dell’Aia, HCoC); e ciò fu qualificato da alcuni esperti come il suo “peccato originale”.

I principi sui quali si basa il Codice sono considerati poi da alcuni attori condivisibili, ma non esaustivi o non espressi adeguatamente. La trasparenza e la fiducia che ne deriverebbe sarebbe quindi limitata e non risulta convincente: peraltro, è evidente per alcuni che i programmi e le infrastrutture al servizio di obiettivi puramente militari resterebbero esclusi da tale trasparenza.

Inoltre, il riferimento (o no) esplicito al diritto all’autodifesa ha causato lunghi dibattiti, temendo creasse una finestra di opportunità - legittima - al dispiegamento di armi.

Infine, altri Paesi temono che i meccanismi e le procedure previste limitino de facto le loro attuali o future attività spaziali, richiedendo processi e tecnologie di cui non dispongono o che sono molto costose o di difficile accesso.

L’Ue pronta a passare dalle consultazioni al negoziato
Tali critiche sono emerse durante i diversi “Open-Ended Consultation Meetings” che hanno avuto luogo in questi anni a Vienna, Kiev, Bangkok e Lussemburgo.

L’Ue ne ha tenuto conto: dal 2008, il testo del Codice ha subito modifiche. Lo scopo era quello di arrivare ad un testo il più accettabile possibile per portarlo poi a una conferenza di negoziato multilaterale durante la quale, come l’Ue spera, la maggior parte dei Paesi spaziali (e non) lo adotteranno e si impegneranno politicamente a rispettarlo.

Tale conferenza avrà luogo dal 27 al 30 luglio di quest’anno a New York. Indipendentemente dal fatto che l’Ue abbia raggiunto un largo consenso, dopo otto anni di lavoro era comunque tempo di concretizzare e passare alla fase di negoziato e di adesione, al fine di rendere credibile lo sforzo diplomatico intrapreso dall’Unione.

Bruxelles corre tuttavia dei rischi: non solo lo scetticismo di fondo di alcuni Stati perdura, ma, essendo il Codice uno strumento diplomatico e volontario, è sulla base delle buone relazioni tra Paesi che il dialogo è possibile e che il Codice sullo spazio può trovare un seguito concreto.

In effetti, se anche lo scetticismo dei maggiori Paesi fosse risolto, se anche un testo accettabile dai più fosse trovato, le tensioni diplomatiche tra Stati rischiano di giocare a sfavore di un’intesa.

Lo spazio, come le relazioni commerciali, potrebbe essere una vittima di tali tensioni. Una volta il Codice sottoscritto, poi, si pone anche la questione di se e come sarà rispettato. L’esperienza del Codice dell’Aia ne è un esempio: anche se di natura totalmente diversa, l’HcoC dimostra come, nonostante le oltre 130 adesioni, se i Paesi chiave non lo sottoscrivono, o non lo applicano, l’iniziativa perde molto del suo valore.

Comunque vada, e anche se non dovesse raccogliere molte adesioni subito, il Codice avrà il merito di mettere sul tavolo dei negoziati una questione essenziale per lo sfruttamento dello spazio da parte delle generazioni future.

Come alcuni analisti hanno scritto, si tratterebbe almeno di un “first step” verso un regime che, nel futuro, potrà essere più robusto, più condiviso e forse un giorno addirittura vincolante. Non c’é più tempo da perdere: l’annuncio di OneWeb, come di altri attori privati, di volere dispiegare centinaia di microsatelliti in orbita bassa entro il 2020 lo conferma drammaticamente.

Lucia Marta è consulente di ricerca in questioni di politica spaziale europea e ricercatore associato della Fondation pour la Recherche Stratégique (FRS, Parigi).
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martedì 16 giugno 2015

IsAG: 17 giugno 2015 Conferenza

'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) è lieto d'invitarvi alla conferenza
 La macro-regione del Mezzogiorno. Sicilia-Calabria, binomia inscindibile nel TEN-T 5 per una nuova centralità dell’Italia e dell’Europa nel Mediterraneo 
che si svolgerà mercoledì 17 giugno 2015, dalle ore 9, 
presso lo Spazio Europa (gestito dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea) di Via IV Novembre 149, Roma.
 L'evento è organizzato in collaborazione con Innovatori Europei e col patrocinio di Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, Ordine Nazionale degli Architetti,
 Università Kore di Enna, Università degli Studi di Messina, Università degli Studi di Palermo.


La locandina è disponibile cliccando qui. Per il programma: qui.


È gradita registrazione dei partecipanti tramite modulo in linea cliccando qui.

(informazioni: studentiecultori2009@libero..it)

sabato 30 maggio 2015

Appuntamenti alla Società Geografica

La Società Geografica Italiana Onlus,            
ha il piacere di inviarLe notizia degli eventi sotto elencati relativi al mese di giugno, 
giovedì 4 giugno 2015, alle ore 15.00, presso il Conference Centre Expo Milano 2015, si terrà il convegno dal titolo “Pane e vino. Il contributo della mobilità italiana all’alimentazione mondiale”, nell’ambito del quale verrà presentato il volume di Flavia Cristaldi e Delfina Licata “Nel solco degli emigranti: i vitigni italiani alla conquista del mondo”, edito da Bruno Mondadori;

giovedì 11 giugno 2015, alle ore 19, presso l’Auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Lima, si terrà la conferenza “La Società Geografica Italiana e il Perù: viaggiatori ed esploratori italiani”. Nella stessa occasione si svolgerà la cerimonia per la nomina di Socio d’Onore della SGI a S.E. l’Ambasciatore Mauro Marsili;

lunedì 15 giugno, presso il Palazzo di Tupac Yupanqui di Cusco, avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Tesori di Cusco. L’impronta di Antonio Raimondi”;

giovedì 18 giugno 2015, alle ore 17.30, nella nell’Aula “Giuseppe Dalla Vedova” di Palazzetto Mattei in Villa Celimontana (Roma – Via della Navicella,12), si terrà la cerimonia per la nomina di Socio d’Onore della Società Geografica Italiana a Giuseppe Campione, durante la quale l’insignito terrà una prolusione sul tema “La geografia come spazio dell’accadere: narrazioni siciliane”;

lunedì 29 giugno 2015, alle ore 18.00, presso il Padiglione Italia di Expo Milano 2015, si terrà la conferenza dal titolo “Il gelato artigianale: tra cibo di strada e piazze globali”.

          info: geografia2013@libero.it

martedì 12 maggio 2015

IsAG: le ultime Novità

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Buongiorno,

siamo lieti di segnalarvi le ultime novità:

Eventi:

Vent’anni dopo Dayton. Incontro in Sapienza con gli Ambasciatori di Serbia, Croazia e Montenegro
Descrizione: Convegno Vent’anni dopo Dayton. I Balcani Occidentali nell’Europa unita, organizzato da Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e Master in Geopolitica e Sicurezza Globale dell’Università Sapienza nell’ambito del ciclo “Incontri con la Diplomazia”. Data e luogo: Venerdì 15 maggio 2015, dalle ore 15 alle ore 18, presso la Sala delle Lauree della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma, P.le Aldo Moro 5. Sinossi: Nel novembre ...

L'IsAG nei media:

«Misure UE insufficienti, ma è colpa dell’Italia se suoi interessi non prevalgono». Daniele Scalea a “Unomattina in famiglia”
Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, è intervenuto alla puntata del 26 aprile 2015 di “Unomattina in famiglia”, programma di Rai1 condotto da Tiberio Timperi e Ingrid Muccitelli, per parlare dell’emergenza migranti nel Mediterraneo. La puntata può essere rivista integralmente cliccando qui. Di seguito il solo brano con Daniele Scalea. In merito al paventato aumento di fondi e mezzi della missione “Triton”, il Direttore Scalea ha commentato ch’essa con le dotazioni attuali svolge già sufficientemente bene i compiti limitati che si è data, e che il discrimine sarebbe rappresentato da un ampliamento della missione. La scarsa solidarietà trovata dall’Italia in seno all’Europa, ha dichiarato il Dott. 

Notizie dall'Istituto:

Accordo di cooperazione con l’Università Pedagogica di Cracovia
Il 26 marzo u.s. è stato sottoscritto dal Presidente dell’IsAG Tiberio Graziani e dal Rettore dell’Università Pedagogica di Cracovia Michal Sliwa un “Accordo di cooperazione scientifica e didattica”, focalizzato sul condurre ricerche in comune, scambiarsi ricercatori e insegnanti, coordinare visite di studio, cooperare entro programmi internazionali, scambiarsi informazioni e pubblicazioni scientifiche, co-organizzare seminari e congressi. Si tratta del primo accordo di IsAG con un’istituzione polacca, che va però a integrare e ampliare una vasta rete di convenzioni con università dell’Europa Orientale. ...


Dario Citati in visita in Uzbekistan per IsAG
Dal 19 marzo al 2 aprile 2015 Dario Citati, Direttore del Programma di ricerca «Eurasia» dell’IsAG, ha soggiornato in Uzbekistan per svolgere l’incarico di osservatore internazionale alle elezioni presidenziali. Si è trattato della seconda missione di questo tipo nello stesso Paese a pochi mesi di distanza, avendo egli già svolto lo stesso incarico per le elezioni parlamentari tenutesi il 21 dicembre 2014 sempre nella Repubblica dell’Uzbekistan. Domenica 29 marzo, data delle elezioni, Citati ha preso parte alle operazioni di monitoraggio del voto nella Regione di Chorezm (Xorazm Viloyati), visitando diversi seggi elettorali nelle città di Urgenč e di Chiva dopo aver effettuato sopralluoghi nei giorni 

IsAG Tv:

«Il conflitto russo-ucraino». Intervista a Eugenio Di Rienzo 
Intervista di Alessandro Lundini e Ugo Gaudino al Prof. Eugenio Di Rienzo, storico dell'Università Sapienza, autore del libro "Il conflitto russo-ucraino" (Rubbettino, 2015). ...

Rivista "Geopolitica":

Sicurezza: il concetto nel diritto internazionale e dell’Unione Europea
C’è un concetto, integrante alle relazioni politiche e giuridiche internazionali, che incontra sempre più diffusa elaborazione concettuale e pratica: quello di sicurezza. In questo numero di Geopolitica. Rivista dell’IsAG curato dal Prof. Paolo Bargiacchi, ordinario di Diritto Internazionale all’Università Kore di Enna, numerosi esperti italiani ed esteri discutono vari profili attinenti alla sicurezza, quali l’interazione tra sistemi in ambiente giuridico, la politica estera dell’Unione Europea, il nuovo approccio alla sicurezza post-11 settembre, l’uso dei droni, ...

Quaderni di Geopolitica

Le grandi opportunità del Kazakhstan. Una guida per gli operatori italiani
La Repubblica del Kazakhstan non è soltanto lo Stato più esteso dell’Asia centrale ma anche uno dei Paesi dell’ex URSS che meglio ha saputo ricostruire un’identità e una fisionomia propri nel corso di poco più di vent’anni di indipendenza. L’economia di questo Paese, popolato da una ricca pluralità di gruppi etnici e religiosi, va ben oltre lo sfruttamento delle ingenti risorse naturali disponibili e si articola intorno a una strategia tesa a incentivare lo sviluppo ...

Geopolitica Online

Tunisia: le Forze Armate
In vista dell’incontro IsAG “Tunisia: dalla dittatura alla democrazia“, proponiamo un nuovo articolo sul paese nordafricano, questa volta dal punto di vista militare.   La presentazione che il Military Balance 2014 fa delle Forze Armate tunisine per il 2013 è incentrata sul fatto che esse hanno la loro struttura portante nella leva; accanto a questo rileva che gli equipaggiamenti e i sistemi d’arma in dotazione non sono di ultimo modello e molti di essi, in ...


La nuova “Geopolitica” (semestrale)
Il testo seguente è editoriale al numero 1, volume IV (gennaio-giugno 2015) di “Geopolitica”.   Giunta al suo quarto anno di vita, la rivista Geopolitica diviene, da trimestrale ch’era in origine, semestrale. Non si tratta di un suo ridimensionamento né, tanto meno, della cronaca d’una sconfitta: al contrario. L’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) – il quale, nel frattempo, è stato riconosciuto come “ente internazionalistico” dal Ministero degli Affari Esteri e ...


«Il conflitto russo-ucraino»: presentato in Sapienza il nuovo libro di Eugenio Di Rienzo
Venerdì 17 aprile, presso la Sala delle Lauree della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma, è stato presentato il nuovo libro, edito da Rubettino, dello storico Eugenio Di Rienzo dal titolo Il conflitto russo-ucraino: geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale. L’evento, che ha riscosso un notevole successo di pubblico, è stato organizzato congiuntamente dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e dal Master in Geopolitica e Sicurezza Globale ...


La campagna di Tunisia, 1942-43
Di Tunisia si parlerà l’8 maggio, presso l’Università Sapienza, al convegno IsAG “Tunisia: dalla dittatura alla democrazia“. Nel frattempo, l’offensiva del Governo contro i takfiristi riporta alla memoria pagine di storia che ci riguardano da vicino.   L’Esercito Tunisino è fortemente impegnato nella regione di Kasserine contro i ribelli jihadisti. L’intensità degli scontri in questi giorni non diminuiscono di intensità. I principali combattimenti si hanno sul Monte Salloum nel governatorato tunisino di Kasserine, non lontano ...


Vaccino Ebola: le azioni della comunità internazionale
In Guinea, Liberia e Sierra Leone, l’attuale stima dei casi di morte e di contagio secondo l’OMS ha fatto segnare cifre molto elevate, rispettivamente oltre la decina e la ventina di migliaia. Numeri destinati a crescere, che hanno allarmato la comunità internazionale già dall’agosto del 2014. Attraverso numerosi forum, l’OMS, i Paesi africani e le organizzazioni no-profit di settore, stanno cercando un rimedio alla malattia tramite lo sviluppo di numerosi vaccini. In questo breve articolo ...


Nazarbaev rieletto presidente del Kazakhstan: significato e interpretazioni
Dal nostro corrispondente ad Astana Dario Citati, Direttore del Programma “Eurasia” dell’IsAG   Le quinte elezioni presidenziali nella storia del Kazakhstan indipendente, tenutesi domenica 26 aprile 2015, si sono concluse con l’ampiamente prevista vittoria del Presidente uscente Nursultan Nazarbaev, che guida lo Stato centroasiatico dal 1991, anno in cui il Paese ottenne la piena sovranità dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il verdetto delle urne è risultato un autentico plebiscito, con il 97,7% delle preferenze che ...

domenica 21 dicembre 2014



a tutti i lettori di questo blog
auguriano un sereno Natale 
e
un Anno Nuovo denso di realizzazioni

martedì 23 settembre 2014

aving trouble viewing this email?, Click here
The quarterly journal of the Istituto 
Affari Internazionali (IAI)
no. 3, September 2014

Secessionism in Europe


An Independent Scotland? The Scottish National Party's
 Bid for Independence and its Prospects
Paolo Dardanelli and James Mitchell (free article)

Catalan Secessionism: Young People's 

Expectations and Political
Change

Montserrat Guibernau (free article)

The MENA Region and the West


Iran-US Relations in the Light of the Nuclear Negotiations
Kayhan Barzegar

Obama's Iranian Gamble
Sanam Vakil

Europe and Iran's Nuclear Issue: The Labours and Sorrows of a
Supporting Actor 

Riccardo Alcaro and Aniseh Bassiri Tabrizi

Can the World Afford to Condone the 'Divided States of Syria'?
Hassan Mneimneh (free article)

The EU and the Syrian Crisis as Viewed from the Middle East
Lorenzo Trombetta

… and more
The International Spectator is published by
Routledge

www.tandfonline.com/rspe
Submissions are welcome
____________________________________

venerdì 5 settembre 2014

Ucraina: Esercito e materiali in dotazione nel 1912.

L’Ucraina, nel 2012, prima che la Crimea ritornasse alla Russia, mostrava i seguenti dati riferito alle forze  armate
Esercito 70.753 uomini
Marina Militare, 13.932 uomini
Aeronautica Militare 45240 uomini
Forze Para Militari, 84900 uomini

LA leva obbligatoria per l’Esercito è di 18 mesi, per la Marina Militare due anni. Metà del personale è di leva.
Riservisti. 1.000.000

Esercito. ( in fase di trasformazione per un programma che terminerà nel 2015)
70753 uomini cos’ ordinati

. Comandi di Grandi Unita
.. 3 HQ di Corpo d’Armata

.Forze Speciali
.. 2 reggimenti di Forze Speciali

.Forze di Manovra
.. Corazzate
… 2 Brigate corazzate

.. Meccanizzate
… 8 Brigate Meccanizzate
… I reggimento meccanizzato

.. “Air Manouvre”
… 1 Brigata Aeromobile
… 2 brigate aeree mobili
… 1 reggimento aereo mobile

.. Aeronautiche
… 2 reggimenti d’aviazione leggera

.Forze di Combat Support
.. 3 brigate di artiglieria
.. 3 reggimenti di artiglieria
.. 1 brigata di Missili Superficie-superficie
.. 3 reggimenti di difesa aerea
.. 4 reggimento Genio
.. 1 reggimento guerra elettronica
.. 1 reggimento NBC
.. 4 reggimenti trasmissioni







Queste forze sono equipaggiate con il seguente materiale.
. Mezzi Corazzati (MBT): 2988, così suddivisi
.. 10 T-84 Oplot
.. 167 T-80
.. 1072 T-72
.. 1667 T-64
.. 112 T-55
. Veicoli da Ricognizione (Recce: 600
.. oltre 600 BRDM-2
. Veicoli Blindati da Combattimento per la fanteria (AIFV)3028 veicoli
.. 60 BMD-1
.. 78 MDN-2
.. 994 BMP-1
.. 1424 BMP-2
.. 4 BMP-3
.. 438 BRM-IK
. Veicoli blindati da trasporto truppa (APC): 1432 mezzi
.. APC (T) 44 BTR-D
.. APC(W) 1398: 10 BTR 4, 136 BTR-60, 857 BTR-70, 395 BTR-80
. Artiglieria: 3351 pezzi
.. Semoventi (SP):1226
122mm: 600 2S1Carnation
… 152mm: 527
…. 40 2S19 Form
…. 463 2S3
…. 24 2S5
… 203mm
… . 99 2S7
.. “Towed”: 1065
… 122mm:
…. 372:269 D-30,
…. 2 (M-30) M-1938
…152mm: 694
….  287 2A36
….  185 2°65
…. 215 d-20
…. 7 ml-70
.. Cannoni/Mortai da 120 mm: 69
… SP  67 2s9 Anona
… TOWED:  2 2B16  NONA-K
.. MRL ( Multi Rochet launcher): 554
…. 122mm: 335
….. 20 9P138
….. 315 BM-21
…. 132mm: 2 BM-13
…. 220mm: 137 9P140 Uragan
…. 300mm: 80 9A42 Smerch
.. Mortai
… 120mm: 437
…. 318 2S12
…. 119 PM-38

. Artiglieria controcarro, anitmissile, e MANPATS (man portable airdefece system)
.. AT-4-9K111 Spigot
.. AT-5 9k113 Spandrel
.. AT -6-9k114 Spiral
. Elicotteri
Da attacco: 139 Mi-24 Hind
Da Trasporto: Medio 38 Mi-8 Hip
. Artiglieria contraerea: 435
.. 60 9K37 Buk-1 (SA-11 Gadfly)
.. circa 150 9K35 Strela-10 (SA-13 Gopher)
.. 100 2K11 Krug (SA-4 Ganef)
… 125 9K33 Osa (SA-8 Heko)
… S -300V (SA-12 Gladatior
… Cannoni 470:
…. Semoventi 30mm: 702S6
… Towed 57mm circa 400 S-60
. Radar: Small Fred/Small Yawn/SNAR-10 Big Fred (per artiglieria)
. MSL- SSM 212:
.. 50 Frog
.. 90 Tochka (SS-21 Scarab)
.. 72 Scud –B
. AEV
.. 53 BAT-2
.. MT-LB
. ARV
.. BREM-2
.. BREM-64
.. T-54/T-55
.Veicoli lancia ponti (VLB):MTU-20


Fonte: Military Balance 2012.

mercoledì 3 settembre 2014

Buona ripresa

Anno Accademico 2014-2015
Dopo la pausa estiva, riprendono le pubblicazioni dei post. Saranno messi anche quelli relativi a Luglio ed Agosto per completamento di archivio e non avere buchi per le ricerche, ma non saranno rinviati
 A Tutti, 
 frequentatori, studenti e lettori un augurio di una felice ripresa e di un proficuo lavoro
(email geografia2013@libero.it)

martedì 1 luglio 2014

Spazio: nuove frontiere

Europa spaziale
Italia nello spazio, prospettive di Vega e Avio dopo l’accordo Airbus-Safran
Jean-Pierre Darnis, Nicolò Sartori
24/06/2014
più piccolopiù grande
Una joint-venture nel campo dei lanciatori spaziali. Questo il risultato dell’incontro nel quale il presidente francese François Hollande ha ricevuto all’Eliseo Marwan Lahoud, responsabile strategia di Airbus Group, e Jean-Paul Heterman, presidente di Safran.

In presenza del ministro della ricerca Genevieve Fioraso e dei direttori dell’Agenzia spaziale francese - il Cnes - e di Arianespace, i due industriali hanno illustrato il piano industriale per raggruppare le attività lanciatori di Airbus e quelle di propulsione di Safran. Il progetto, che ha ricevuto anche l’assenso della Germania, è stato definito da Hollande una ”tappa importante nel consolidamento dell’Europa spaziale” (vedi il convegno IAI/Avio Aero).

Alla luce dell’accordo raggiunto il 16 giugno scorso sembra avere la meglio l’approccio dell’industria. Questa punta a introdurre una logica di razionalizzazione che risponda alla sfida di mercato lanciata dal razzo low-cost americano Falcon X.

Il servizio “chiavi in mano” proposto da Airbus e Safran svuoterebbe di fatto le competenze della direzione lanciatori del Cnes - tradizionale architetto della famiglia Ariane, e permetterebbe di rivedere la struttura di Arianespace - la società di commercializzazione dei lanci europei.

Futuro dell’accesso allo spazio europeo
Negli ultimi anni l’Europa si è trovata divisa sul futuro dei lanciatori. Sebbene i principali paesi spaziali - Francia, Germania e Italia - concordano ad avere un accesso allo spazio autonomo che permetta di lanciare in orbita satelliti senza dover dipendere da capacità (e volontà) altrui, esistono parecchie divergenze sulle modalità per mantenere una capacità di lancio indipendente.

Questa è attualmente assicurata dalla famiglia di lanciatori composta da Ariane 5,Vega, e dalla versione europea del vettore russo Soyouz, che tuttavia presenta crescenti criticità in termini di competitività sui mercati internazionali.

Il destino del lancio europeo è al centro della Ministeriale dell’European space agency, attorno alla quale si sta giocando una difficile partita di allocazioni di fondi e ripartizione industriale fra i tre principali paesi.

In questo contesto, il Cnes si è fatto promotore di una soluzione innovativa, che prevede la costruzione di un nuovo vettore Ariane 6 in grado di sfidare il Falcon X sul mercato commerciale. A questo approccio si è opposta la componente industriale, spalleggiata dalla Germania, che ha sviluppato una visione più conservatrice che prevede maggiore continuità con l’esistente Ariane 5, ma anche con le tecnologie sviluppate per Vega.

L’esito della riunione alla Presidenza della Repubblica francese sembra segnare una vittoria di quest’ultimo campo, con il comparto industriale francese (ma anche tedesco) che si compatta dentro alla joint-venture paritetica Airbus-Safran. Questo scenario, pone però delle sfide al sistema spaziale italiano che rischia di trovarsi spiazzato di fronte all’accelerazione politica e industriale sancita dall’incontro dell’Eliseo.

Problematiche italiane
Il messaggio politico è molto chiaro: l’operazione industriale gode del placet del Presidente della Repubblica francese, coadiuvato dal ministro della ricerca Fioraso. Un’eventuale replica italiana, dovrà quindi seguire canali paralleli, quelli della Presidenza del Consiglio e/o del Ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca.

L’Italia ha importanti carte da giocare, in primis la continuità e la crescita della sua presenza nel lancio europeo, garantite dal successo di Vega.

Il destino del lancio italiano presenta due problematiche principali. La prima riguarda la continuità di programmi con forte interesse italiano, primo fra tutti il Vega. In questo caso, il successo sarà determinato dalla capacità italiana di mantenere il proprio ruolo nell’ambito della Ministeriale Esa e dalla possibilità di finanziarne adeguatamente le voci di budget.

La seconda concerne la continuità delle aziende italiane impegnate nel lancio. Se l’Italia ha intenzione di rimanere al tavolo europeo dovrà promuovere le sue capacità industriali e tecnologiche e assicurare la continuità dell’impegno della base industriale nazionale dentro a Vega e Arianespace. In tal senso, spiccano il ruolo di Avio Spazio, produttore del motore, ma soprattutto integratore di sistema del Vega, ma anche quello di Vitrociset, azienda chiave per le operazioni di lancio presso la base di Kourou.

Se la posizione di Vitrociset non presenta particolari criticità, per Avio la questione è molto più delicata. Da mesi, se non da anni, la società di Colleferro - fiore all’occhiello tecnologico italiano controllata all’85% dal fondo d’investimento Cinven e al 15% da Finmeccanica - è sul punto di essere venduta.

Il governo, che può esercitare i diritti derivanti dalla normativa sui ”poteri speciali”, riveste un ruolo centrale su questo dossier, soprattutto ora che Safran e Airbus - fino a ieri i principali contendenti per l’acquisto dell’azienda - si trovano riunite in una joint-venture che potrebbe cambiare le prospettive sulla vendita.

Tutela di Avio e Vega
Se le due società francesi manterranno il loro interesse verso Avio, infatti, non saranno più concorrenti - ma partner - nello sforzo di acquisizione. Questo rafforza la questione della tutela dell’italianità dell’azienda.

Potranno infatti bastare accordi istituzionali per la tutela delle tecnologie e dell’occupazione in Italia, oppure sarà necessaria la presenza di un azionista italiano di peso? Potrà essere Finmeccanica, già presente in Avio, a patto che le condizioni finanziarie, magari grazie alla cessione della compagnia statunitense Drs Technologies, le permettano di investire 200-300 milioni nell’azienda?

È possibile, inoltre, concepire in tempi rapidi una contromossa italiana all’accordo francese, che rilanci, ad esempio, la possibile partecipazione italiana alla joint-venture Airbus-Safran sul modello di cooperazione Mbda (Missile systems, defence systems)? Una simile soluzione potrebbe scongiurare i rischi di una scelta tutta italiana per la tutela di Avio e Vega, la quale potrebbe determinare una relativa marginalizzazione dell’Italia nei confronti del mainstream industriale Airbus-Safran.

Attualmente lo scenario è ancora fluido, ma la rilevanza del dossier per l’Italia richiede che l’esecutivo prenda in tempi brevi una serie di decisioni di carattere strategico. Al contempo, la possibilità per il premier Matteo Renzi di replicare con un successo all’iniziativa francese sottoscritta da Hollande,rappresenta un’opportunità per confermare il nuovo profilo internazionale dell’Italia.

Jean-Pierre Darnis è professore associato all'università di Nizza e responsabile di ricerca dell’Area sicurezza e difesa dello IAI (Twitter: @jpdarnis).
Nicolò Sartori è è ricercatore dell’Area Sicurezza e Difesa dello IAI (Twitter: @_nsartori)
.
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Imbrigliare lo spazio si può, Carlo Trezza
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Volume: insubordinazione e sviluppo. Il falliomento delle nazioni. Fonte IASG

RedazioneGeoeconomia0 commentI
Insubordinazione e sviluppo: appunti per la comprensione del successo e del fallimento delle nazioni

Il libro

Lo sviluppo economico rappresenta uno degli elementi costitutivi del potere nazionale. Diversi Stati nel mondo, in particolare i Paesi occidentali, hanno raggiunto nel corso della loro storia una condizione di sviluppo rinnegando però alcuni dei principi tradizionali del liberalismo economico, soprattutto l’applicazione del libero commercio, adottando un forte protezionismo economico. Tuttavia, oggi gli Stati emergenti o sottosviluppati sono consigliati in maniera totalmente differente dai Paesi più ricchi e da diverse Organizzazioni internazionali: per raggiungere il successo sarebbe necessaria una politica ultraliberale. Tutti i Paesi sviluppati – a partire dagli Stati Uniti – una volta entrati a far parte della struttura egemonica del potere mondiale e per evitare l’emergere di possibili concorrenti sono diventati sostenitori del liberalismo economico e del non-intervento dello Stato nell’economia, conferendo all’idea di libero commercio l’apparenza di un principio scientifico universale di economia e riuscendo a persuadere della sua fondatezza (politica di subordinazione ideologica) molti popoli. Tale subordinazione ha permesso la creazione di un sistema centro-periferia caratterizzato da una forte asimettria, nel quale provengono dal centro le direttrici che regolano oggi le Relazioni Internazionali.

Caratteristiche:

Pagine 282, Formato 15 cm x 21 cm, ISBN 9-78889736390-3, Prezzo: Euro 18,00
Traduzione di Elena Cuel.
Revisione testo e traduzione a cura di Marina Scarsella e Arianna Plebani.
Cartografie di Lorenzo Giovannini.

Sommario:

Prefazione (Aldo Ferrer), Introduzione (Enzo Rossi), Premessa, Capitolo 1 Genesi del Sistema Internazionale e sviluppo degli Stati, Capitolo 2 Lo sviluppo economico e la subordinazione culturale, Capitolo 3 Portogallo: i primi frutti dell’impulso statale, Capitolo 4 Spagna: dalla gloria all’impotenza, Capitolo 5 Inghilterra: la patria del protezionismo economico, Capitolo 6 Francia: un potere schiacciato dall’ideologia, Capitolo 7 Stati Uniti: l’insubordinazione armata, Capitolo 8 Canada: l’insubordinazione pacifica, Capitolo 9 Corea del Sud: il caso testimone, Capitolo 10 Quando il cacciatore cade nella sua stessa trappola, Capitolo 11 Cuocere nel proprio brodo, Capitolo 12 La verità è semplice, Bibliografia, Indice analitico, Indice delle mappe, Programma di ricerca “America Latina” – Autori.

L’Autore

Marcelo Gullo è dottore in Scienze politiche (Universidad del Salvador – Buenos Aires), laureato in Studi internazionali presso la Scuola diplomatica di Madrid e specializzato in Storia e relazioni internazionali all’Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales dell’Università di Ginevra. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra i quali La Insubordinación Fundante: Breve historia de la construcción del poder de las naciones, pubblicato in Italia con il titolo La costruzione del potere (Vallecchi – Firenze, 2010). Consulente per le relazioni internazionali della Federación Latinoamericana de Trabajadores de la Educación y la Cultura (FLATEC), è professore di Storia dell’Argentina presso la Universidad Nacional de Lanús (UNLa) e docente di Strategia presso la Escuela Superiore de Guerra (Buenos Aires). Membro del comitato scientifico di “Geopolitica”, nel 2008 ha vinto il Premio Oesterheld per il miglior libro dell’anno.
Per acquistare:[clic]
Per maggiori informazione sulle pubblicazioni IsAG, scrivere a:
pubblicazioni@istituto-geopolitica.eu

martedì 17 giugno 2014

Volume di Daniele Scalea siìu Mackinder

Halford John Mackinder: Dalla geografia alla geopolitica
Autore: Daniele Scalea
Editore: Fuoco Edizioni & IsAG, Roma 2013
Collana: Heartland – Collana di teoria e storia della geopolitica
Caratteristiche: 388 pagine, cartografie b/n di Lorenzo Giovannini, prefazioni di Tiberio Graziani e Alfredo Canavero
ISBN: 9-78889736368-2
Dalla quarta di copertina:
Halford J. Mackinder (1861-1947) è stato un uomo dalle molteplici carriere: geografo, è considerato il fondatore moderno della disciplina in Gran Bretagna; educatore, ha creato l’Università di Reading e consolidato la London School of Economics come suo secondo direttore; esploratore, è stato il primo uomo a scalare il Monte Kenya, la seconda vetta africana; politico, ha seduto in Parlamento e ricevuto diversi incarichi ufficiali, tra cui quello d’Alto Commissario britannico nella Russia Meridionale sconvolta dalla guerra civile. Malgrado una carriera così ricca e polivalente, Mackinder è però oggi noto principalmente come uno degli autori “classici” della geopolitica. La sua influenza su Karl Haushofer e la Geopolitik tedesca è ben nota, ma più o meno tutte le scuole strategiche del mondo sono state influenzate dagli scritti di Mackinder. Eppure, le opere su di lui sono scarse e in Italia quasi inesistenti, sicché sovente l’autore britannico è conosciuto indirettamente per tramite di vulgate banalizzanti. Questo libro, con l’ausilio di documenti d’archivio autografi di Mackinder e un’attenta analisi dei suoi scritti pubblicati, mira a colmare tale vuoto.
L’Autore:
Daniele Scalea è Direttore Generale dell’IsAG e Condirettore di “Geopolitica”. Halford John Mackinder è il suo terzo libro.
Per approfondire: [clic]
Per acquistare: [clic]
Per maggiori informazione sulle pubblicazioni IsAG, scrivere a:
pubblicazioni@istituto-geopolitica.eu

venerdì 23 maggio 2014

Elezioni Europee: il nord sempre più lontano nonostante eventuali sorprese

Elezioni europee
I leader prendono tempo e tramano una sorpresa
Adriano Metz
23/05/2014
 più piccolopiù grande
"Sarà troppo presto per decidere sui nomi": queste parole, una pietra tombale, stanno nella lettera che il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha mandato ai leader dei 28, prima del Vertice informale di martedì sera 27 maggio: da quella cena, a meno di 48 ore dall’apertura delle urne delle elezioni europee, non uscirà di sicuro il nome del nuovo presidente ‘in pectore’ della Commissione europea.

Era stata la cancelliera tedesca Angela Merkel a smorzare, nei giorni scorsi, l'ipotesi di un accordo ‘sul tamburo’ per la presidenza della Commissione. La riunione del 27 sarà solo un giro di tavolo, l’inizio di un processo. E si parlerà pure - avverte Van Rompuy- di Ucraina e delle crisi in atto. "Prima di arrivare alle decisioni - aveva avvertito la cancelliera - ci vorranno diverse settimane".

Il nuovo presidente della Commissione europea, che sostituirà il portoghese Manuel Barroso, deve entrare in carica il 1° novembre per cinque anni. A indicarne il nome, saranno i capi di Stato e/o di governo dei 28, tenendo conto dei risultati delle elezioni. Il Parlamento europeo dovrà poi votarne, al più presto a luglio, l’investitura; oppure, bocciarlo.

La volontà degli elettori e la voglia dei leader
Cinque partiti europei hanno espresso un loro candidato alla testa dell’Esecutivo di Bruxelles: il Ppe punta su Jean-Claude Juncker, ex premier lussemburghese ed ex presidente dell’Eurogruppo; il Pse su Martin Schulz, tedesco, da vent’anni al Parlamento europeo, presidente uscente dell’Assemblea di Strasburgo; i liberali su Guy Verhofstadt, ex premier belga, federalista convinto; la sinistra radicale ed euro-critica su Alexis Tsipras, greco, leader di Syriza; i verdi sul duo Ska Keller, ecologa tedesca, e José Bové, anti-globalizzazione francese.

Per la Merkel, i leader dei 28 faranno “tutto il possibile” per rispettare la volontà degli elettori, ma ci possono essere difficoltà a farlo. Una battuta che molti leggono come un mettere le mani avanti: se Ppe e Pse escono dal voto quasi alla pari, quanto a seggi a Strasburgo, allora il Consiglio europeo potrebbe ipotizzare un’alternativa a Schultz e a Juncker, che si eliderebbero a vicenda.

È uno scenario che non piace, ad esempio, al ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, che vuole che le famiglie politiche rispettino il patto cogli elettori sulla presidenza della Commissione. Altrimenti, dice, i cittadini “verranno a Bruxelles a dare l'assalto al Palazzo d'Inverno” dell’Ue.

La spilla ‘Io voto’ e il Palazzo d’Inverno dell’Ue
Un rischio non solo metaforico, nel clima attuale. Chi come me va in giro in questi giorni portando appuntata sul bavero della giacca una spilla con su scritto ‘Io voto, elezioni europee, 22/25 maggio 2014’ - in inglese, come se dirlo in italiano stonasse - si attira domande imbarazzanti e molti sguardi tra il commiserevole e l’astioso. Eppure la spilla non è vistosa: nera e grigia, colori da crisi. Dimensioni a parte, pare concepita per passare inosservata.

Le domande, in realtà, imbarazzano chi la fa, non chi le riceve: “Quali elezioni?, per che cosa si vota?”. Gli sguardi sono di alcuni dei molti euro-scettici, sansepolcristi o più spesso dell’ultim’ora, che si trovano in giro di questi tempi, in tv e nelle piazze.

Sottintendono disprezzo per uno che vota per l’euro e per il rigore, per l’Europa delle banche e ‘alla tedesca’, per l’eurocrazia e la burocrazia. Invece di vedere uno che vota per la solidarietà, l’accoglienza, la crescita, il lavoro, anche per l’euro certo; e per la pace e per la libertà, che l’integrazione ha consolidate e allargate.

Se questa è l’aria, chiaro che farsi beffe del voto degli elettori e tirare fuori dal cilindro del Vertice il coniglio d’un presidente ‘a sorpresa’ sarebbe mal percepito dall’opinione pubblica.

E l’Italia ha motivo di preoccuparsene, perché la presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue, che inizierà il 1° luglio, avrà un ruolo importante “per assicurare una transizione normale" in una fase delicata: in pochi mesi, cambieranno gli assetti di tutte le maggiori Istituzioni europee, l’intero Parlamento, l’intera Commissione, il presidente del Consiglio europeo e l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune.

Ostacoli sulla via della presidenza italiana
Senza esperienza europea, il premier Renzi e la sua squadra hanno un compito difficile. E non li avvantaggia presentarsi al via della presidenza con un fardello di 114 contenziosi aperti con l’Ue, dieci in più in soli tre mesi - cifre ufficiali, del Dipartimento delle Politiche europee-: 22 sull’ambiente, 16 sui trasporti, 13 su fiscalità e dogane, e poi salute, sociale e via via gli altri settori. Ben 41 le procedure sugli aiuti di Stato.

Se i leader dei 28 dovessero uscire dal seminato dei candidati in lizza, allora tutte le ipotesi finora fatte andrebbero riviste. Oppure, potrebbero pure risalire le quotazioni di candidati apparentemente senza speranza, come il liberale Verhofstadt. Ma è difficile che si delinei un’ipotesi italiana: fin quando alla Bce c’è Mario Draghi, il tricolore non sventolerà sul Berlaymont, la stella di cristallo che ospita la Commissione.

In questo contesto, anche la scelta del prossimo commissario europeo italiano, la cui designazione spetta al governo italiano, potrebbe riaprirsi, dopo che molti indicavano Massimo D’Alema come grande favorito, anche se l’ex premier non s’è mai sbilanciato in tal senso.

Matteo Renzi, che ha già mostrato dosi di spregiudicatezza nel fare cose diverse da quelle dette, potrebbe anteporgli un altro ex premier, Enrico Letta, oppure l’attuale sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi.

E c’è chi pensa che un ottimo commissario potrebbe essere il predecessore di Gozi, Enzo Moavero Milanesi. Ma le ragioni della politica e quelle della competenza non sempre vanno di pari passo.
- See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2653#sthash.ADCTJYio.dpuf

mercoledì 7 maggio 2014

Rivista di Geopolitica. Nuovo Numero

Il nuovo volume pubblicato dall'IsAG focalizza la sua indagine su quest'area divenuta negli ultimi anni nodo focale per gli equilibri geopolitici mondiali.

Il controllo del Pacifico è diventato negli ultimi anni un nodo focale per i nuovi equilibri geopolitici che vanno profilandosi a livello mondiale. L'importanza ormai assunta dall'area in questione è di interesse cruciale non soltanto nell'ambito della competizione tra attori regionali, principalmente Cina e Giappone, ma sopratutto a livello globale. A tal proposito, infatti, molti sostengono che  l'egemonia sul Pacifico settentrionale che la Cina e gli USA si contendono determinerà la configurazione del nuovo sistema multipolare.